Pentecoste, La Solennità della Pentecost, Simbologia, Storia

Pentecoste

Pentecoste 2011,          12 giugno
Pentecoste 2012,          27 maggio
Pentecoste 2013,          19 maggio
Pentecoste 2014,          8 giugno
Pentecoste 2015,          24 maggio
Pentecoste 2016,          15 maggio
Pentecoste 2017,          4 giugno
Pentecoste 2018,          20 maggio
Pentecoste 2019,          9 giugno
Pentecoste 2020,          31 maggio
Pentecoste 2021,          23 maggio
Martirologio Romano:
Giorno di Pentecoste, in cui si conclude il tempo sacro dei cinquanta giorni di Pasqua e, con l’effusione dello Spirito Santo sui discepoli a Gerusalemme, si fa memoria dei primordi della Chiesa e dell’inizio della missione degli Apostoli fra tutte le tribù, lingue, popoli e nazioni.

Per gli Ebrei è la festa che ricorda il giorno in cui sul Monte Sinai, Dio diede a Mosè le tavole della Legge – Per la Chiesa Cattolica è la festa che ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.


La Solennità della Pentecoste

At 2,1-11
Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Con la celebrazione della Pentecoste cattolica si ricorda la solennità della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo insieme alla Santissima Maria Vergine, tale festeggiamento viene rievocato anche nella religiosità ebraica. La sua ricorrenza cade come festa mobile, nel senso che la sua data dipende dalla data della Pasqua e conseguentemente viene celebrata cinquanta giorni dopo.

Presso gli Ebrei la festa era inizialmente denominata “festa della mietitura” e “festa dei primi frutti”; si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano; nei testi biblici è sempre una gioiosa festa agricola.

È chiamata anche “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua; nel greco ‘Pentecoste’ significa 50ª giornata. Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12, 31-32.

Quindi lo scopo primitivo di questa festa, era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai.

Secondo il rituale ebraico, la festa comportava il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra e particolari sacrifici; ed era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare a Gerusalemme.

Nel Nuovo Testamento viene descritto come una forza impersonale e carismatica, rilevandone la “personalità” e la divinità dello Spirito Santo. In modo particolare il Vangelo di Giovanni riporta l’affermazione di Nostro Signore Gesù Cristo, che prega il Padre affinchè invii il Paraclito (Consolatore) al fine di rimanere con i suoi discepoli indottrinandoli alla verità (Giovanni 14-16), invece nei passi di San Paolo viene coniugata alla Divina Redenzione.

Storicamente già nel II° secolo a.C., gli abitanti di Qumran celebravano tale solennità quale memoriale dell’alleanza trasformandosi nel tempo in ricorrenza del dono della Torah. Tutt’oggi gli Ebrei leggono nel corso di questa festività il libro dell’Esodo, passo 19 e tomo del Rut, al fine di rievocare l’ambientazione del tempo della mietitura. Nel passo della tradizione giovannea lo Spirito Santo viene collocato lo stesso giorno della Pasqua, mentre l’evangelista San Luca lo inserisce nel giorno della celebrazione della Pentecoste ebraica. La sua descrizione viene riportata come cielo, vento, tuono e fuoco, richiamando la Teofania ritrovata nell’Antico Testamento. Nella Pentecoste lo Spirito si manifesta sotto forma di lingue di fuoco, distribuendosi sul capo degli Apostoli presenti nel Cenacolo, rendendo possibile l’unione tra popoli diversi e lingue diverse.

Per la religione ebraica la festività ricorda il giorno in cui Mosè ricevette sul Monte Sinai le tavole con i dieci comandamenti, invece per la Chiesa Cattolica rievoca la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, riportato nel libro degli Atti degli Apostoli al capitolo 2. La storia pone un riferimento in merito al Cenacolo, probabilmente la casa della vedova Maria, madre del futuro Marco evangelista, ove gli Apostoli si ritrovarono per festeggiare la Pentecoste, a Gerusalemme. Negli Atti San Luca trascrive, in lingua greca, le prime predicazioni di San Pietro, che unitamente a San Paolo aprirono l’orizzonte al cristianesimo, richiamandone l’unità, la fede cristiana e il dono dello Spirito Santo.

La rivelazione della divinità dello Spirito Santo, nel Magistero della Santa Ecclesia, insegna seguendo la parola di Isaia (11,1 e segg) enunciandone i sette doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio, donato con la grazia del battesimo e confermati dal Sacramento della Cresima. Lo Spirito Santo nell’annunciazione e nel battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo appare come una colomba e nella trasfigurazione invece è una nube luminosa. Nel Nuovo Testamento viene indicato come lingue di fuoco,nella solennità di Pentecoste, e nel Vangelo di Giovanni (20,22) viene rappresentato dal soffio con il quale Gesù inviò lo Spirito Santo agli Apostoli rinvigorendoli di forza per predicare il Vangelo in ogni parte del Mondo. Lo Spirito Santo è il nome della terza persona della Santissima Trinità, quale fondamento dell’unione della Chiesa secondo i depositari della Sacra Scrittura.


La discesa dello Spirito Santo

Gesù disse loro: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

L’episodio della discesa dello Spirito Santo è narrato negli Atti degli Apostoli, cap. 2; gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo, probabilmente della casa della vedova Maria, madre del giovane Marco, il futuro evangelista, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando erano in città; e come da tradizione, erano affluiti a Gerusalemme gli ebrei in gran numero, per festeggiare la Pentecoste con il prescritto pellegrinaggio.

Luca descrive la venuta dello Spirito (Atti 2,1-11) utilizzando i simboli classici che accompagnano l’azione di Dio: il vento, il terremoto e il fuoco. Ma nel suo racconto c’è un simbolo in più: le lingue si dividono e si posano su ciascuno dei presenti, cosicché «incominciarono a parlare in altre lingue». Con questo diventa chiaro il compito di unità e di universalità a cui lo Spirito chiama la sua Chiesa.

Luca si dilunga anche nel dire che la folla accorsa era composta di uomini di varie nazionalità (2,19-11). E aggiunge: «Ciascuno li sentiva parlare nella sua propria lingua» (2,8). È come dire che lo Spirito non ha una sua lingua, né si lega a una lingua o a una cultura particolare, ma si esprime attraverso tutte.

Con la venuta dello Spirito a Pentecoste e la nascita della comunità cristiana inizia in seno all’umanità una storia nuova, rovesciata rispetto alla storia di Babele. Nell’antico racconto (Genesi 11,1-9) si legge che gli uomini hanno voluto, come conquista propria e non come dono, raggiungere Dio. È l’eterna tentazione dell’uomo di voler costruire una città senza Dio e cercare salvezza in se stessi. Ma al di fuori di Dio l’uomo non trova che confusione e dispersione. A Babele uomini della stessa lingua non si intendono più. A Pentecoste invece uomini di lingue diverse si incontrano e si intendono. Il compito che lo Spirito affida alla sua Chiesa è di imprimere alla storia umana un movimento di riunificazione. Ma nello Spirito, nella libertà e attorno a Dio.

Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: ‘Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?…”.

Il passo degli Atti degli Apostoli, scritti dall’evangelista Luca in un greco accurato, prosegue con la prima predicazione dell’apostolo Pietro, che unitamente a Paolo, narrato nei capitoli successivi, aprono il cristianesimo all’orizzonte universale, sottolineando l’unità e la cattolicità della fede cristiana, dono dello Spirito Santo.


Lo Spirito Santo

È il nome della terza persona della SS. Trinità, principio di santificazione dei fedeli, di unificazione della Chiesa, di ispirazione negli autori della Sacra Scrittura. È colui che assiste il magistero della Chiesa e tutti i fedeli nella conoscenza della verità (è detto anche ‘Paraclito’, cioè ‘Consolatore’).

L’Antico Testamento, non contiene una vera e propria indicazione sullo Spirito Santo come persona divina. Lo “spirito di Dio”, vi appare come forza divina che produce la vita naturale cosmica, i doni profetici e gli altri carismi, la capacità morale di obbedire ai comandamenti.

Nel Nuovo Testamento, lo Spirito appare talora ancora come forza impersonale carismatica. Insieme però, avviene la rivelazione della ‘personalità’ e della ‘divinità’ dello Spirito Santo, specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità (Giov. 14-16) e in san Paolo, dove la dottrina dello Spirito Santo è congiunta con quella della divina redenzione.

Il magistero della Chiesa insegna che la terza Persona procede dalla prima e dalla seconda, come da un solo principio e come loro reciproco amore; che lo Spirito Santo è inviato per via di ‘missione’ nel mondo, e che esso ‘inabita’ nell’anima di chi possiede la Grazia santificante.

Concesso a tutti i battezzati (1 Corinzi, 12, 13), lo Spirito fonda l’uguale dignità di tutti i credenti. Ma nello stesso tempo, in quanto conferisce carismi e ministeri diversi, l’unico Spirito, costruisce la Chiesa con l’apporto di una molteplicità di doni.

L’insegnamento tradizionale, seguendo un testo di Isaia (11, 1 sgg.) enumera sette doni particolari, sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Essi sono donati inizialmente con la grazia del Battesimo e confermati dal Sacramento della Cresima.

Lo Spirito trasforma un gruppo di persone racchiuse nel Cenacolo, al riparo, in testimoni consapevoli e coraggiosi. Apre i discepoli sul mondo e dà loro il coraggio di proporsi in pubblico, raccontando davanti a tutti «le grandi opere di Dio». Tuttavia lo Spirito non sottrae la Chiesa all’incomprensione e al dissenso. Rende efficace l’annuncio, ma non lo sottrae alla discussione: «Alcuni erano stupiti e perplessi… altri li deridevano» (2,12-13). Come nella Pentecoste lucana, anche nel breve passo evangelico di Giovanni (20,19-23) è detto che lo Spirito ricrea la comunità degli apostoli e l’apre alla missione. Ma con più precisione di Luca, Giovanni afferma che lo Spirito è il dono del Cristo: «ricevete lo Spirito Santo». Gesù risorto non soltanto dona lo Spirito in vista della missione, ma anche in vista del perdono dei peccati. Viene da Giovanni posta una stretta relazione fra lo Spirito, la comunità dei discepoli e il perdono. La remissione dei peccati è una trasformazione che solo lo Spirito può compiere. (Letture: At 2,1-11; Salmo 103; 1 Cor 12,3-7.12-13; Gv 20,19-23).


Simbologia

Lo Spirito Santo, rarissimamente è stato rappresentato sotto forma umana; mentre nell’Annunciazione e nel Battesimo di Gesù è sotto forma di colomba, e nella Trasfigurazione è come una nube luminosa.

Ma nel Nuovo Testamento, lo Spirito divino è esplicitamente indicato, come lingue di fuoco nella Pentecoste e come soffio nel Vangelo di Giovanni (20, 22); “Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.

Lo Spirito Santo, più volte preannunciato nei Vangeli da Gesù, è stato soprattutto assimilato al fuoco che come l’acqua è simbolo paradossale di vita e di morte.

Nell’Antico Testamento, Dio si rivela a Mosè sotto forma di fuoco nel roveto ardente che non si consuma; nella colonna di fuoco Dio Illumina e guida il popolo ebraico nelle notti dell’Esodo; durante la consegna delle Tavole della Legge a Mosè, per la presenza di Dio il Monte Sinai era tutto avvolto da fuoco.

Nelle visioni profetiche dell’Antico Testamento, il fuoco è sempre presente e Dio apparirà alla fine dei tempi con il fuoco e farà giustizia su tutta la terra; anche nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista annuncia Gesù come colui che battezza in Spirito Santo e fuoco (Matteo, 3, 11).


La Pentecoste nel cristianesimo

I cristiani inizialmente chiamarono Pentecoste, il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua. A quanto sembra, fu Tertulliano, apologista cristiano (155-220), il primo a parlarne come di una festa particolare in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, la Pentecoste era una festa solenne, durante la quale era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale.

Le costituzioni apostoliche testimoniano l’Ottava di Pentecoste per l’Oriente, mentre in Occidente compare in età carolingia.

All’inizio del XX secolo, fu eliminato anche il lunedì di Pentecoste, che tuttavia è conservato come festa in Francia e nei Paesi protestanti. La Chiesa, nella festa di Pentecoste, vede il suo vero atto di nascita d’inizio missionario, considerandola insieme alla Pasqua, la festa più solenne di tutto il calendario cristiano.


La Pentecoste nell’arte

Il tema della Pentecoste, ha una vasta iconografia, particolarmente nell’arte medioevale, che fissò l’uso di raffigurare lo Spirito Santo che discende sulla Vergine e sugli apostoli nel Cenacolo, sotto la forma simbolica di lingue di fuoco e non di colomba. Lo schema compositivo richiama spesso quello dell’Ultima Cena, trovandosi nello stesso luogo, cioè il Cenacolo, e lo stesso gruppo di persone: Gesù è sostituito da Maria e il posto lasciato vuoto da Giuda viene occupato da Mattia. Viene così a comunicarsi il valore dell’unità dell’aggregazione e successione apostolica, oltre che la sua disposizione a raggiungere i confini del mondo.


Veni creator

Veni creator

Veni, creator Spiritus,
mentes tuorum visita,
imple superna gratia
quae tu creasti pecora.

Qui diceris Paraclitus,
donum Dei altissimi,
fons vivus, ignis, caritas
et spiritalis unctio.

Tu semptiformis munere,
dextrae Dei tu digitus,
tu rite promissum Patris
sermone ditans guttura.

Accende lumen sensibus,
infunde amorem cordibus,
infirma nostri corporis
virtute firmans perpeti.

Hostem repellas longius
pacemque dones protinus;
ductore sic te praevio
vitemus omne noxium.

Per te sciamus da Patrem,
noscamus atque Filium,
te utriusque Spiritum
credamus omni tempore.
Amen.

Vieni Santo Spirito (Sequenza)

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni padre dei poveri,
vieni datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
sana ciò ch’è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Amen.


Novena di Pentecoste

La novena di Pentecoste è una novena di preghiera allo Spirito Santo istituita da papa Leone XIII. In essa i fedeli pregano lo Spirito Santo per nove giorni, in modo continuato, tra la solennità dell'Ascensione e quella della Pentecoste, per l'unità dei cristiani.

Il papa aveva accolto e fatto suo quanto chiedeva la Elena Guerra:

«Oh, se solo... potessero essere innalzate al Cielo, da ogni parte del Cristianesimo, come lo furono un tempo dal Cenacolo di Gerusalemme, unanimi e ferventi preghiere per una nuova effusione dello Spirito Divino!»

La Novena è un invito a ritornare nel Cenacolo in adorazione e intercessione, cominciando a pregare quotidianamente, a partire dal giorno dopo l'Ascensione, l'invocazione allo Spirito Santo e intercedere per il tema del giorno. I temi si possono pregare in vari modi: con preghiere spontanee, con la preghiera nello Spirito per il dono delle lingue, con preghiere di pentimento, ringraziamento, lode, etc. Si possono aggiungere anche altre intenzioni. È una preghiera che si unisce alla contemplazione del mistero eucaristico, nella potenza dello Spirito Santo.

Breve storia della Novena

La novena di Pentecoste, in onore dello Spirito Santo, è la più antica di tutte le novene da quando fu istituita da Gesù stesso. Egli inviò i suoi apostoli a Gerusalemme per attendere la venuta dello Spirito Santo. Dopo l'ascensione in cielo, Gesù comandò loro di riunirsi nel cenacolo per dedicarsi alla preghiera costante (At 1,14). Hanno pregato per nove giorni prima di ricevere lo Spirito Santo nella Pentecoste.

Il 4 maggio 1897, Papa Leone XIII proclamò:

«Noi stabiliamo e ordiniamo che tutta la Chiesa cattolica, questo anno e in ogni anno successivo, deve recitare una Novena nella prima Domenica di Pentecoste in tutte le chiese parrocchiali.»

Secondo la Tradizione è consigliabile per il periodo della Novena partecipare quotidianamente alla Liturgia, confessarsi e adorare Gesù Eucaristia. La Chiesa non ha scritto alcuna preghiera ufficiale per questa novena.

Temi giornalieri per l'Intercessione

1° Giorno - Intercessione per Israele, Popolo dell’Alleanza

Vieni, Spirito Santo sul popolo Ebreo, Israele – il primo ad aver ascoltato la Parola di Dio – e preparali per la piena realizzazione della speranza di Israele. Benedici i nostri fratelli maggiori, il popolo della tua alleanza (Gen 12,1-3; Sal 122,6; Is 62,1-2; At 28,20; Rm 11).

Intercedi: per la pace (shalom) per Gerusalemme, perché la giustizia di Gerusalemme risplenda davanti alle nazioni e per l’intero popolo Ebraico: - in Israele e nella Diaspora; - nella tua nazione; - nella tua città.

2° Giorno - Intercessione per il Rinnovamento della Chiesa di Gesù Cristo

Vieni , Spirito Santo, ravviva il tuo fuoco e rinnova la tua Chiesa (Mt 3,11; At 2,17-21).

Intercedi: perché la Spiritualità di Pentecoste rinnovi la Chiesa: - nel mondo intero; - nel tuo continente; - nella tua nazione. Si possono includere tutte le intenzioni del e specialmente che la Spiritualità di Pentecoste sia diffusa nella Chiesa come un rinnovato slancio di preghiera, di santità, di comunione e di proclamazione del Vangelo.

3° Giorno – Intercessione per l'Unità dei Cristiani

Vieni, Spirito Santo, fa' che la tua Chiesa sia una – Padre, siano anch'essi in noi una sola cosa, perché il mondo creda (Gv 17,21; Ef 4,1-6; Ef 2,11-18)

Intercedi: per la riconciliazione, la purificazione delle memorie e la guarigione delle divisioni nella cristianità: - nel mondo; - nel tuo continente; - nella tua nazione.

4° Giorno - Intercessione per il Rinnovamento della Società

Vieni, Spirito Santo e rinnova la faccia della terra. Trasforma la società attraverso il potere del tuo Spirito (Mc 16,16-20).

Intercedi: perché la “Cultura della Vita” nata dallo Spirito, penetri la Società: – nel mondo intero; - nei governi; – nel tuo continente; - nella tua nazione.

5° Giorno - Intercessione per la Conversione e la Santità

Vieni, Spirito Santo, fa' che fede e speranza nascano nei cuori delle genti e che la tua Gloria si manifesti nella tua Chiesa (Rm 8,28-30, Rm 9-10; Gv 3,5-8).

Intercedi: per la conversione dei peccatori, perché crescano in santità; perché sia rivelata la Gloria di Dio: - nella Chiesa; – nel mondo; – nella tua famiglia.

6° Giorno - Intercessione per la Riconciliazione e la Guarigione

Vieni, Spirito Santo, aiutaci a vivere insieme nell’unità, in umiltà e amore (Sal 133,1-3; Ef 4,1-6).

Intercedi: perché la riconciliazione e la guarigione portino unità in te e nella tua famiglia; – nella tua diocesi; – nella tua parrocchia; – nella tua comunità; – nel tuo gruppo di preghiera.

7° Giorno - Intercessione per un rinnovato vigore nella Evangelizzazione

Vieni, Spirito Santo, rivestici della tua potenza per rispondere alla tua chiamata ad essere tuoi testimoni fino agli estremi confini della terra, portatori della Buona Novella (At 1,8).

Intercedi: per una nuova effusione dello Spirito Santo per essere Suoi testimoni; - per portare il Vangelo a tutta la creazione; – per la Nuova Evangelizzazione nella Sua Chiesa.

8° Giorno - Intercessione per la Vittoria della Santa Croce

Vieni, Spirito Santo, fa' che sia proclamata la tua vittoria e che sia rivelata la tua Gloria sulla faccia della terra (Ef 1,15-23; Ef 2,16; 1Cor 1,17,18).

Intercedi: per la proclamazione del potere e della vittoria della Santa Croce e perché il suo potere salvifico si manifesti su tutta la terra.

9° Giorno – Intercessione per una nuova effusione dello Spirito Santo e dei Suoi doni

Non allontanatevi da Gerusalemme, ma aspettate la promessa che avete udito da me …sarete battezzati in Spirito Santo (At 1,4).

Oh Gerusalemme, Città di Davide – Città di Dio – Città dell’Ultima Cena, dell’Eucarestia – Città della Sua Passione, Morte e Resurrezione – Città della Vittoria della Sua Santa Croce - Città del Cenacolo, in cui Maria e i discepoli aspettavano – Città della Pentecoste, dove il Suo Santo Spirito è venuto col Fuoco e ha fatto nascere la Sua Chiesa - Città del Ritorno del Signore, in cui lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni.

Intercedi: perché siamo battezzati nello Spirito Santo e riceviamo i Suoi doni per costruire il Suo corpo nell’amore e ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del Cielo come quelle della terra (Ef 4,12; Ef 1,10; 1Cor 12,1-11).


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