San Benedetto da Norcia Biografia, Croce, Vita, Medaglia, Fotos

San Benedetto da Norcia Biografia, Croce, Vita, Medaglia, Fotos

San Benedetto da Norcia Biografia, Croce, Vita, Medaglia, Fotos

LA VITA E I MIRACOLI DI SAN BENEDETTO

Queste poche righe sono un piccolissimo riassunto del libro II° dei "Dialoghi" di S. Gregorio Magno, e vogliono solo essere un invito alla lettura del testo completo, edito da numerose Case editrici. Per leggere il testo integrale cliccare qui.II° Libro dei Dialoghi di S. Gregorio Magno

L'anno di nascita di s. Benedetto non è storicamente certo, ma la tradizione lo colloca nel 480 a Norcia. S.Benedetto appartiene ad una famiglia nobile, forse quella gens Anicia, che come molte, nel periodo di decadenza dell'Impero, aveva abbandonato Roma per la più tranquilla provincia.

Benedetto compie i primi studi a Norcia. Alla sua formazione contribuiscono gli esempi dei venerati asceti e della sorella Scolastica, consacrata alla vita religiosa fin dagli anni dell'infanzia. Mandato successivamente a Roma per seguire un indirizzo letterario e giuridico, conveniente alla sua condizione sociale, Benedetto conosce il degrado economico e sociale della città, determinato anche dalla contesa del supremo pontificato da parte di Simmaco e Lorenzo, nonostante la pace assicurata in quegli anni da Teodorico.

A 17 anni Benedetto, accompagnato dalla sua nutrice, fugge da Roma verso Tivoli e si ferma nel borgo di Enfide, l'odierna Affile, a circa 60 Km da Roma, per dedicarsi in solitudine alla vita religiosa. Ma i primi eventi straordinari alimentano la devozione e la curiosità e suscitano intorno a lui una indesiderata popolarità. Benedetto prosegue il cammino verso i monti e raggiunge la vicina località di Subiaco, "sub lacus". Qui incontra un monaco di nome Romano, il quale dimora in un piccolo monastero non lontano, sotto la guida del padre Adeodato, al quale Benedetto confida il suo proposito di vita ascetica. Romano lo accompagna in una caverna nascosta in un luogo selvaggio, lo riveste dell'abito religioso, e si cura di portargli quotidianamente del pane, privandosi della sua porzione di cibo, calandolo dall'alto per mezzo di una fune. Romano è fedele alla consegna e custodisce il segreto del rifugio nel quale Benedetto, per tre anni, conduce una vita aspra e solitaria.

Venerato per la sua virtù, Benedetto, secondo la tradizione, viene invitato da una comunità di monaci di Vicovaro ad assumere il governo del monastero a seguito della morte dell'abate. I tentativi di Benedetto di creare i presupposti per una nuova vita spirituale si infrangono contro l'ostinata volontà dei monaci, che tentano di ucciderlo con una coppa di vino avvelenato. Benedetto abbandona così Vicovaro e ritorna allo speco di Subiaco: ma sono ormai molti che vengono a lui e lo riconoscono come maestro di vita. Egli ben presto comprende la necessità di abbandonare definitivamente la vita ascetica per dedicarsi all'insegnamento. Fonda così dodici piccoli monasteri, con i rispettivi superiori, che fanno tutti capo a lui, riservando per sé il monastero dedicato alla formazione dei discepoli.

La fama di Benedetto si diffonde anche presso la nobiltà romana: due illustri cittadini, Equizio e il patrizio Tertullio, consegnano a Benedetto i propri figli Mauro e Placido, che saranno i primi componenti della grande famiglia benedettina. Ma la gelosia e l'avversione per il successo che Benedetto riscuote tra i giovani, spinge un monaco di nome Fiorenzo a tentare di ucciderlo con del pane avvelenato. Il piano non riesce. Tuttavia Fiorenzo istiga alla corruzione i discepoli conducendo sette giovani fanciulle nel giardino del monastero. Benedetto decide allora di abbandonare tanta malvagità e di trasferirsi in altro luogo, per edificare una nuova casa, espressione definitiva di quell'ideale di vita monastica che ha maturato nei lunghi anni di vita contemplativa. Assicurato un definitivo assetto alla comunità sublacense, Benedetto inizia il suo viaggio verso l'antica città di Cassino, dove vi approda tra il 525 e il 529. Qui, nonostante cinque secoli di predicazione cristiana, il paganesimo è ancora molto diffuso, anche in quei luoghi che sono stati sede del vescovo Severo, situati vicino ad Aquino, importante diocesi occupata in quegli anni da s. Costanzo. Benedetto abbatte gli altari pagani, recide il bosco sacro ad Apollo, volge al culto cristiano i templi, consacrandoli a s. Martino di Tours, il monaco apostolo delle Gallie, e a s. Giovanni Battista, padre dei monaci del Nuovo Testamento e precursore di Cristo. Adattando i vecchi edifici, ne eleva di nuovi per la dimora dei monaci. La costruzione di Montecassino vede Benedetto impegnato come architetto, ingegnere ed organizzatore del nuovo monastero, dove resterà per sempre, dedito alla definizione della sua Sancta Regula, sul modello eremitico orientale risalente a s. Pacomio e sulla base degli insegnamenti di s. Basilio, di Cassiano, di s. Cesario e della Regula Magistri, anonima.

La tradizione vuole che Benedetto muoia a Montecassino nel 547, il 21 di marzo. Sei giorni prima fa aprire il sepolcro e, sentendo vicino l'ora della dipartita, si fa accompagnare nell'oratorio ove, munito dei sacramenti e sostenuto dai discepoli, rende l'anima al Signore.

Alcuni dei miracoli di S. Benedetto dal racconto di S. Gregorio Magno

Miracolo del vaglio ricomposto. Durante la permanenza ad Affile, la nutrice di Benedetto chiese in prestito un setaccio, che accidentalmente si ruppe. Benedetto, viste le lacrime di dispiacere della donna, lo ricompose miracolosamente.

I monaci di Vicovaro, non acconsentendo alla severità della sua vita, cercarono di sbarazzarsi di s. Benedetto, servendogli una bevanda avvelenata. Il Santo tracciò il segno della croce sul calice, ed esso si spezzò " come se fosse stato non già benedetto bensì colpito da un sasso".

L'intervento miracoloso del corvo salva s. Benedetto dal pane avvelenato con cui il monaco Fiorenzo tentò di ucciderlo.

Un Goto, uomo semplice ed accanito lavoratore, occupato a liberare dai rovi un terreno sulla riva del lago, adopera con tanta forza la sua roncola che il ferro si stacca e cade nell'acqua profonda. Il Goto va da Mauro per accusarsi del suo errore. Mauro parla a s. Benedetto che avvicinandosi al lago prende il manico dell'utensile e lo avvicina all'acqua: la lama, per miracolo, si ricompone subito con il manico.

Un giorno il piccolo Placido, prendendo l'acqua dal lago, viene trascinato dalla corrente. Benedetto dalla sua cella assiste all'episodio ed ordina a Mauro di correre in aiuto del fanciullo. Una volta in salvo, Placido si rende conto del miracolo: nel venir trascinato fuori dall'acqua, egli vedeva, sul capo, la mantellina dell'abate ed "aveva l'impressione che fosse lui a tirarlo fuori".

A Totila, re dei Goti, era giunta la notizia del dono della profezia di s. Benedetto e volle verificarla. Domandò di essere ricevuto da Benedetto. Ma venuto il giorno della visita mandò al suo posto lo scudiero Rigo, vestito di tutto punto dell'abbigliamento regale e attorniato da una scorta regale. Benedetto vedendo giungere Rigo, gli grida "Levati, figlio, levati quest' abbigliamento che indossi senza che sia tuo". Rigo riferisce tutto a Totila che si presenta di persona. S. Benedetto gli rimprovera la sua crudeltà e l'invita a rinunciarvi non prima di aver profetizzato: "Entrerai in Roma, passerai il mare, regnerai per nove anni e nel decimo morrai". Così, in seguito, avvenne.

Due monaci peccano contro la Regola mangiando al di fuori del monastero. Al loro rientro s. Benedetto elenca loro tutto ciò che hanno mangiato e presso chi l'hanno fatto.

In tempi di carestia s. Benedetto precisa "Perchè il vostro animo si affligge per la mancanza di pane? Oggi, è vero, ce n'è poco, ma domani ne avrete in abbondanza". Il giorno seguente, furono trovati davanti alla porta del monastero 200 moggi di farina.


Riferimenti nel testo

S.Scolastica

S. Scolastica (Norcia 480 ca - Piumarola 547) fu sorella di s. Benedetto. Della vita si conoscono solo le poche vicende tramandate da Il Libro dei Dialoghi di s. Gregorio Magno. Di certo si sa che almeno alcuni anni prima della morte dimorava nei pressi di Montecassino. La consanguineità con s. Benedetto e la forza spirituale della sua figura hanno fatto di lei un' immagine molto venerata, sin dalle origini, dalla grande famiglia del legislatore cassinese. Molti monasteri furono dedicati al suo nome: lo stesso cenobio di Subiaco fu a lei consacrato. La sua festa è celebrata il 10 febbraio. S. Scolastica è invocata dalla tradizione popolare per difendere dai fulmini ed ottenere la pioggia. Oltre al 10 febbraio è celebrata l' 11 luglio insieme a s. Benedetto, in memoria del ritrovamento delle loro spoglie a Montecassino. Per ulteriori informazioni visionare la pagina dedicata a Santa Scolastica.


S. Mauro

Mauro, discepolo di s. Benedetto, figlio del nobile romano Equizio, ancora giovane fu offerto dal padre a s. Benedetto. Secondo lo pseudo-Fausto, Mauro, vissuto a Montecassino, venne eletto priore ed amministratore dell'abbazia. Mandato in Francia dal suo maestro, che ne era stato pregato dal vescovo di Le Mans, ricevette da lui un codice della Regola e preziose reliquie della Santa Croce. A Fontrouge volle visitare s. Romano, il quale avrebbe iniziato s. Benedetto alla vita monastica. Nell'Anjou, a Glanfeuil fondò un monastero, dedicato a s. Martino. Durante il corso della sua vita Mauro compì molti miracoli con le reliquie della croce: la guarigione di un chierico, la liberazione di ossessi, la risurrezione di un morto, la moltiplicazione del vino ecc. Morì all'età di 72 anni. Oggi Mauro viene festeggiato il 15 gennaio.


S. Placido

S. Placido, discepolo di s. Benedetto. Per conoscere la vita di questo santo monaco, affidato alle cure di s. Benedetto in giovanissima età, abbiamo soltanto la narrazione del libro II dei Dialoghi di S. Gregorio Magno. Il patrizio Tertullio affidò il figlioletto Placido a s. Benedetto, il quale aveva allora organizzato le sue prime comunità di monaci in Subiaco. S. Benedetto trattenne con sé Placido e Mauro perché venissero educati alla vita monastica. Possiamo senz'altro ritenere che Placido abbia accompagnato s. Benedetto a Montecassino (verso il 529), e che vi sia rimasto, monaco esemplare, fino alla morte. La missione in Sicilia ed il successivo martirio si devono ad una leggenda priva di ogni fondamento storico, come appare dalle vicende del suo culto. E' festeggiato il 5 di ottobre.


S.Pacomio

S. Pacomio (Tebaide inferiore ca. 290-Pebu 346) monaco egiziano, istitutore del cenobitismo. Da pagano, si convertì al cristianesimo abbandonando la vita del soldato. Si ritirò allora a vita eremitica sotto la guida dell'anacoreta Palemone; optò in seguito per la vita comunitaria e istituì un primo cenobio sul Nilo a Tabennisi, cui ne seguirono altri nella regione. Fu il primo a dare ai monaci una regola, tramandata nella versione tradotta dal greco in latino da S. Girolamo, e un superiore. Fondamento ascetico del cenobio era la preghiera e la contemplazione, a cui si affiancava una pratica moderata della penitenza. Completava l'attività dei cenobiti il lavoro manuale per il mantenimento proprio e dei poveri. Festa il 9 maggio.


S.Martino

S. Martino di Tours, vescovo (Sabaria, Pannonia, 316 o 317-Candes, Touraine, 397). Dopo aver prestato servizio nell'esercito romano, in cui suo padre era ufficiale, nell'Italia settentrionale e in Francia, ricevette il battesimo a 18 anni ad Amiens. Abbandonato l'esercito nel 354, si ritirò in un eremo nell'isola Gallinaria, si fece monaco e nel 371 fu consacrato vescovo di Tours per acclamazione popolare, dopo essere stato ordinato sacerdote da Ilario di Poitiers. È celebrato come il fondatore del monachesimo occidentale. Fondò a Ligugé il primo monastero d'Occidente e poi quello di Marmoutier (Maius Monasterium) verso il 375. Il suo mantello, da lui diviso con un povero secondo una leggenda agiografica raccolta da Sulpicio Severo, fu una reliquia tenuta in grande onore nel regno dei Franchi. A S. Martino, il santo più popolare della Francia medievale e uno dei più popolari d'Europa, sono connesse molte tradizioni (preparazione di cibi speciali, accensione di fuochi, questua rituale), legate anche alla posizione della sua festa, l'11 novembre, alla chiusura dei raccolti.


S.Basilio

S. Basilio (Cesarea ca. 330-379), maestro e legislatore del monachesimo orientale, Dottore della Chiesa, vescovo di Cesarea di Cappadocia. E' considerato il primo dei grandi Padri della Chiesa; studiò a Costantinopoli e ad Atene, per poi darsi alla vita ascetica, anche dietro esortazione della sorella Macrina, in Siria, in Egitto e nel Ponto. Ordinato sacerdote, ed in seguito eletto vescovo non senza controversie, preferì ritornare alla vita solitaria onde evitare divisioni in seno al clero. Dopo la morte di Eusebio nel 370, Basilio gli successe quale vescovo dell'importantissima diocesi di Cesarea e spiegò allora tutte le sue grandi doti di uomo di studio e di governo per combattere gli ariani, dare ordine e vigore alle forze ortodosse e rinnovare la vita monastica, sostituendo alla contemplazione il lavoro e le opere di carità. Le sue Regole (in vigore ancora oggi) furono alla base di tutto il monachesimo orientale, di cui favorirono enormemente la diffusione. L'imponente attività pratica non gli impedì di attendere alla composizione di numerosi scritti. Fra quelli teologici primeggiano, insieme ad alcune lettere, il De Spiritu Sancto, in cui si difende la divinità dello Spirito Santo, assumendo però una posizione conciliativa nella disputa allora divampante sul dogma trinitario: le tre persone sono da lui definite come uguali nell'essenza e distinte nell'esistenza individuale, formulazione entrata definitivamente nel dogma cattolico dell'unica sostanza in tre persone. All'esegesi biblica sono piuttosto dedicate le Omelie, tra cui spiccano le nove che commentano i sei giorni della creazione; Basilio si attiene alla lettera del testo sacro, contro la tendenza assai diffusa della sua interpretazione allegorica. Di grandissimo interesse è l'Epistolario, con 365 lettere, ricco di notizie sulla vita e il pensiero del santo e sulla storia della Chiesa. La sua natura, serena pure nei disagi, vi si rivela schiettamente; un ulteriore saggio del suo equilibrio si ha nel Discorso ai giovani sul modo di trarre profitto dalle opere della letteratura greca, un opuscolo importantissimo per i rapporti tra cristianesimo e cultura classica, che Basilio non disprezza né proibisce, ma raccomanda di utilizzare dove se ne possano trarre insegnamenti morali utili all'educazione. Festa il 14 giugno.

Regola di San Basilio

Regola dettata da San Basilio in due tempi successivi: la prima (Regulae fusius tractatae) comprende 55 articoli sui doveri generali del monaco; la seconda (Regulae brevius tractatae) è una specie di casistica sulla vita monastica. In esse San Basilio presenta la condizione del monaco come lo stato ideale per raggiungere la perfezione cristiana. All'eremo Basilio preferisce il cenobio, dove la vita comune favorisce la correzione dei difetti e l'aiuto scambievole; il monaco disciplina il corpo nel lavoro manuale e rinfranca lo spirito nella preghiera e nello studio della S. Scrittura. In Oriente l'ordine basiliano ebbe subito grande sviluppo; in Occidente fu dapprima trapiantato in Sicilia nel sec. VIII.

S. Cesario

S. Cesario d'Arles (Chalon-sur-Saône 470 circa- Arles 542), dopo essere stato monaco a Lérins, si trasferì ad Arles dove compì gli studi di retorica. Fu ordinato sacerdote e nel 503 succedette ad Aonio come capo della diocesi. Convocò molti sinodi, dei quali il più importante quello di Orange del 529. Esercitò con l'apostolato pastorale e con gli scritti (in particolare le sue Regole) profonda influenza sulla vita monastica e su quella della chiesa medioevale.


S.Gregorio

S.Gregorio (Roma 540 ca, 604) detto Magno, Dottore della Chiesa, ascese al pontificato nel 590. Fortemente attratto dalla vita monastica, egli decise di rinunciare agli onori e mutare abito e costume. La Regola adottata era quella di S.Benedetto, al quale Gregorio riservò il secondo libro dei suoi Dialoghi. Non potendo più sfuggire ai doveri imposti dalla vita terrena Gregorio accettò, suo malgrado, il pontificato. Con il suo spirito pratico, ebbe subito una visione netta dei diritti e dei doveri del papato. La sapiente gestione della Chiesa precorrerà i tempi del dominio temporale dei papi. Non fu un teologo, né un filosofo nel vero senso della parola. Fu un maestro di disciplina, un monaco, un apostolo, profondo conoscitore del diritto romano, dotato di singolari facoltà organizzative.


Cassiano Giovanni

Cassiano Giovanni (Dobrugia, 360 ca - 435) monaco di origine sciita. Dal 385 in poi soggiornò in Egitto per conoscere la vita monastica ivi fiorente. Nel 399 si recò a Costantinopoli, dove fu ordinato diacono da s. Giovanni Crisostomo. Non raggiunse la santità poichè accusato di "semi-palagianesimo", eresia che non riconosce totalmente la gratuità della Grazia divina. E' interessante notare che la sua santità era riconosciuta da tutti nel 470. Basti citare S. Gregorio che, in una sua lettera indirizzata alla badessa Respecta di Marsiglia, testimonia che questo monastero era stato consacrato "in onore del Santo Cassiano".

Le sue opere hanno dato un contributo essenziale allo sviluppo del monachesimo occidentale, tra queste "De institutis cenobiorum et octo principalium vitiorum remediis duodecim libelli", scritto verso il 420. L'opera evidenzia la concezione che Cassiano ha della vita cenobitica, i cui compiti vengono presentati in modo puntuale specialmente nel libro IV (noviziato e professione): le idee di quest'ultimo libro dominano l'intera opera. Un'altra opera a cui S. Benedetto attinge in modo particolare nella stesura della sua Regola sono le "Collationes" o "Conferenze dei Padri", dove Cassiano spiega quale sia lo scopo del monaco: raggiungere il regno di Dio (o il regno dei Cieli). Con quale mezzo? Tramite la purezza di cuore e la carità. Ma poichè non è sempre facile seguire questo cammino, è indispensabile possedere la virtù della discrezione, che ci impedisce di cadere negli eccessi.


Regula Magistri

Regola monastica di autore ignoto, la cui datazione oscilla fra gli inizi del sec.V e il sec.VII, così chiamata da s. Benedetto di Aniane perchè espressa in forma dialogica tra un "discipulus", che all'inizio di ogni capitolo propone un argomento, e un "magister" che risponde sviluppando i vari punti della Regola. Nessuna Regola monastica dell'Oriente o dell'Occidente è così voluminosa, completa e particolareggiata come questa. L'importanza della Regula Magistri sta nel fatto che i capitoli dall'1 al 10 presentano tali analogie con la Regola di s. Benedetto da postulare un rapporto di dipendenza. Altri testi delle due regole trattano la stessa materia, ma con diverso criterio. Infine ci sono dei brani del tutto indipendenti e propri a ciascuna Regola, come i capitoli dal 67 al 73 della Regola di S. Benedetto. Dopo secoli di dimenticanza e di quasi disprezzo, la Regula Magistri oggi è molto rivalutata, in particolare per la sua caratteristica di radicare con chiarezza la vita monastica in un contesto ecclesiale.

Per ulteriori informazioni sulla Regula Magistri cliccare qui.Regula Magistri - Regola del Maestro


S. Benedetto di Aniane

S.Benedetto di Aniane (750 - ca 821), benedettino francese, considerato il secondo fondatore dell'ordine, edificò sulle terre della sua famiglia un monastero sottoposto ad una rigorosa disciplina. Collaborò con Carlo Magno alla riforma monastica, adoperandosi per assicurare l'osservanza della Regola nei monasteri dell'impero.

Per altre informazioni di carattere storico sulle fonti della Regola di San Benedetto cliccare qui.Cenni storici sulle fonti della Regola di San Benedetto


La devozione a S. Benedetto

Benedetto è uno dei santi universalmente più amati e venerati. Per i vari aspetti della sua vita e della sua dottrina è invocato con diversi titoli: tra l'altro come santo dell' Opus Dei, come santo del lavoro, come Padre d'Europa. Nel 1957 Pio XII lo ha dichiarato patrono degli speleologi, poi degli architetti e degli ingegneri italiani. Riconosciuto santo della pace e insigne costruttore dell'ordine sociale, ogni anno raccoglie intorno alla sua tomba i vincitori ed i vinti dell'ultima guerra, pellegrini di tutte le nazioni già belligeranti, che presso di lui proclamano propositi di cristiano amore tra i popoli ed accendono le cosiddette Lampade della Fraternità.

La festa più antica relativa a s. Benedetto è il 21 marzo, che cadendo sempre in quaresima, quando l'uso liturgico romano cercava di evitare feste di santi, non può spiegarsi se non come riconosciuto e ormai festeggiato "dies natalis" per gli ordini monastici. Di questa festa si ha notizia nei più antichi calendari cassinesi e nel Calendario marmoreo di Napoli del sec. VIII. La Chiesa universale celebra s. Benedetto l'11 luglio, ma agli ordini monastici fu lasciata la possibilità di conservare la data originaria del 21 marzo, giorno della morte del Santo secondo la tradizione.


La medaglia di s. Benedetto

Medaglia di San Benedetto

Un caratteristico elemento di culto è la medaglia di s. Benedetto, la quale porta su una faccia l'immagine del Santo e sull'altra la croce che richiama la devozione da lui mostrata in vita verso quel segno, specialmente contro gli assalti del demonio. Nel retro reca l'effige del santo, che ha la croce nella mano destra e la Regola nella mano sinistra; a destra di lui una coppa da cui fugge una vipera (ricordo del vino avvelenato a cui egli miracolosamente sfuggì; a sinistra un corvo che porta via il pane avvelenato).

Sotto si leggono le parole: Ex S.M. Casinum MDCCCLXXX ( dal Sacro Monte Cassino 1880). Ai due lati Crux Sancti Patris Benedicti (Croce del Santo Padre Benedetto). Attorno all'immagine: Eius in obitu nostro praesentia muniamur (ci difenda nella nostra morte con la sua presenza). Nel verso della Medaglia è rappresentata una Croce. L'asta verticale porta le iniziali del verso ( pentametro): Crux Sancta Sit Mihi Lux (La Croce Sacra Sia la Mia Luce); l'asta orizzontale le iniziali della seconda metà: Non Draco Sit Mihi Dux (Non Mi Sia Guida il Demonio). Sulla fascia circolare sono le iniziali delle parole del seguente distico: Vade Retro Satana, Numquam Suade Mihi Vana; Sunt Mala Quae Libas, Ipse Venena Bibas (Vai Indietro Satana, Non Mi Indurre In Cose Vane; E' Nociva La Tua Bevanda; Bevi Tu Stesso Il Tuo Veleno). Sopra la croce è scritto PAX: motto della congregazione cassinese e poi di tutto l'Ordine benedettino. I tre versi suddetti, in distici elegiaci con rima interna, fanno parte di una serie molto antica, almeno del sec. XIV. Qualche studioso ha potuto asserire che, eccetto quella della SS.Vergine, nessuna medaglia è così diffusa come quella di s. Benedetto.

Le forme della medaglia sono varie: la più comune è proprio la cosiddetta medaglia giubilare fatta coniare a Montecassino, nel 1880, per il XIV centenario della nascita di s.Benedetto.


LA CROCE DI SAN BENEDETTO

Una delle devozioni più diffuse, e non solo grazie all'influenza dei monasteri benedettini, è la Croce di San Benedetto, specialmente nella forma più frequente di medaglia. Presenteremo brevemente il suo significato e faremo la sua storia, per venire incontro al desiderio di molti amici e devoti di San Benedetto.

La medaglia

La medaglia presenta, su un lato, l'immagine del Santo Patriarca, e sull'altro, una croce, al cui interno e attorno alla quale si trovano le lettere iniziali di un'orazione o esorcismo, che recita così (in latino e in italiano)

Crux Sancti Patris Benedicti
Croce del Santo Padre Benedetto
Crux Sacra Sit Mihi Lux
La Santa Croce sia la mia luce,
Non Draco Sit Mihi Dux
Non sia il demonio mio condottiero
Vade Retro Satana
Fatti indietro, Satana
Numquam Suade Mibi Vana
Non mi attirare alle vanità,
Sunt Mala Quae Libas
Sono mali le tue bevande
Ipse Venena Bibas
Bevi tu stesso il tuo veleno.

Come si può apprezzare dalle iniziali distribuite nella Croce, questa è sempre accompagnata dal testo della preghiera e contemporaneamente è un aiuto per la recitazione della stessa. Il testo latino si compone, dopo il titolo "Crux Sancti Patris Benedicti (C.S.P.B.)", di tre distici che racchiudono un'invocazione alla Santa Croce, con il desiderio supplicante di averla come guida ed appoggio, e l'espressione di ripudio verso Satana, al quale viene comandato di allontanarsi - con le parole di Gesù quando fu tentato da lui (Mt 4, 10) -, manifestando che non verrà prestato orecchio ai suoi suggerimenti, poiché è cattivo quello che offre. E' un'autentica professione di fede e di amore verso Cristo, oltre che una rinuncia al maligno.

Il battesimo e la croce

Notiamo che in questo breve testo, la vittoria sul demonio viene attribuita alla croce di Gesù Cristo, che è luce e guida per il fedele, e che si oppone al veleno ed alla cattiveria del tentatore. E' un'eco della consacrazione battesimale, dove si impone la croce al neofito, che è lavato con l'acqua della rigenerazione e riceve la luce del Cristo Risuscitato; nello stesso tempo pronuncia le parole di rinuncia al demonio e conferma la fede.

Grazie al battesimo, il cristiano che porta la medaglia non lo fa con una preoccupazione superstiziosa per allontanare gli spiriti maligni, ma cosciente che è per la presenza del Signore Gesù Cristo e tramite una vita improntata alla grazia, che potrà tenere lontano il diavolo e le sue tentazioni. Il frutto di questa pratica di devozione, la protezione di Dio, si ottiene con una vita che sia una risposta coerente al Vangelo. Dove c'è la grazia di Dio, il demonio non si può avvicinare. Però al fedele non mancheranno le insidie e le tentazioni diaboliche, poiché il Maligno cerca di impedire il suo cammino verso Dio. Ed è allora che la preghiera, il segno della croce, l'invocazione di Cristo Nostro Signore e dei Santi sono necessari. Scrive Dom Guéranger: "Non è necessario spiegare a lungo al lettore cristiano la forza di queste armi, che oppongono a Satana, con i suoi artifici e violenze, ciò che gli causa il più grande timore: la croce, il santo nome di Gesù, le stesse parole del Salvatore quando fu tentato, ed infine, il ricordo delle vittorie che il grande Patriarca San Benedetto ottenne sul dragone infernale" (1).


L'esempio di San Benedetto

L'origine della Croce di San Benedetto non può attribuirsi con certezza allo stesso. Più avanti vedremo le circostanze storiche nella quale appare e si diffonde questa devozione. Ma il suo senso è profondamente coerente con la spiritualità che ispirava il Padre dei monaci dell'Occidente e che seppe trasmettere ai suoi figli. La vocazione alla vita eterna è la chiamate di Dio alla salvezza in Gesù Cristo, e questa chiamata attende una risposta, non solo con le labbra , ma con il cuore. Nella Regola scritta per i suoi monaci San Benedetto trasmise i suoi insegnamenti: "Ascolta, o figlio, i precetti del Maestro e inchina l'orecchio del tuo cuore agli ammonimenti del tuo Padre amoroso e con ogni potere li adempi, affinché tu ritorni con fatica di obbedienza a colui dal quale ti eri allontanato per l'accidia della disobbedienza" (2). La "fatica di obbedienza" è la risposta sollecita di chi ama Dio e fa la sua volontà; è il frutto della carità, dell'amore generoso e disinteressato. La disobbedienza è il risultato della tentazione nel Paradiso terrestre, dove il demonio fu il suggeritore di Adamo ed Eva che esercitarono la propria volontà, soddisfacendo i loro desideri e aspirazioni di potere. Questo peccato dei nostri antenati, lasciò le sue conseguenze su tutti i loro discendenti e anche se il sacrificio di Cristo ci riconciliò col Padre dei cieli, siamo sempre suoi debitori e nasciamo col peccato originale. Il battesimo ci purifica dal peccato originale, ci rende figli di Dio e ci da la vita della Grazia. La vocazione del cristiano nasce nel battesimo e in questo modo ha la forza per resistere al demonio, se è fedele e coerente ai doni ricevuti. Giustamente tuttavia deve rispondere a questa vocazione e ai doni di Dio con amore filiale e con le sue opere; senza di Lui questa vocazione potrebbe essere colpita dalle cattive tentazioni. Il demonio, nonostante sia stato allontanato, tende tuttavia le sue trappole, e molte volte incontra in noi un orecchio che si lascia sedurre. Perciò San Benedetto ci esorta a non dar retta a questa voce che ci suggerisce cose malvagie, e ad ascoltare di più quella che ci viene da Dio, attraverso il Vangelo e tutta la Scrittura, attraverso la Chiesa e la preghiera, e tramite i maestri esperti nella vita dello spirito.

E' innanzitutto in questo modo che dobbiamo considerare la protezione contro il demonio, che Dio ci offre per intercessione dei suoi Santi. Satana sarà meno forte contro coloro che vivono in comunione con Dio e si sforzano di operare il bene. E questo si deve alla virtù del battesimo, dal quale procede la vita del cristiano e da dove nasce e si svolge la vocazione alla perfezione e alla vita monastica. Scrive un autore:" Chiunque.... se si lancia risolutamente alla ricerca delle realtà soprannaturali, sentirà molto presto che dentro di sé si scontrano Dio e il diavolo. Ogni impegno per Dio comporta poi la necessità di armarsi contro "l'angelo decaduto". Ciò è chiaramente visibile fin dal primo impegno cristiano, che sanziona il sacramento del Battesimo: la rinuncia a Satana va di pari passo con l'ingresso nella Chiesa (3).


Il segno della croce e la protezione contro il demonio nella vita di San Benedetto

Con questo segno di salvezza, San Benedetto si liberò dal veleno che alcuni cattivi monaci gli offrirono: "...a mensa, secondo una loro usanza, presentarono all'abate per la benedizione il recipiente di vetro che conteneva la mortale bevanda. Benedetto alzò la mano e tracciò il segno della croce. Il recipiente era sorretto in mano ad una certa distanza: il santo segno ridusse in frantumi quel vaso di morte, come se al posto di una benedizione vi fosse stata scagliata una pietra. Comprese subito l'uomo di Dio che quel vaso non poteva contenere che una bevanda di morte, perché non aveva potuto resistere al segno che dona la vita." (4). L'episodio, secondo il racconto di San Gregorio Magno, dovette ispirare le parole dell'esorcismo riferite alla bevanda che è offerta dal Maligno, così come la protezione attribuita al segno della croce.

Tuttavia gli attacchi del demonio si lanciarono contro l'abate di Montecassino e i suoi monaci: "l'antico nemico", molto contrariato dalla conversione dei pagani della regione, attratti dalla predicazione del Santo, si presentava ai suoi occhi per minacciarlo ed intimorire i suoi fedeli: "L'antico nemico, però, non poté tollerare questa attività e non più occultamente o in sogno, ma con palesi apparizioni prese a disturbare la tranquillità del Padre. Con alte grida si lamentava della violenza che subiva e i suoi urli giungevano fino alle orecchie dei fratelli, pur senza vederne la figura. Egli stesso poi, il venerando Padre, raccontava ai suoi discepoli che l'antico nemico gli appariva davanti agli occhi orridissimo e furibondo, e con bocca ed occhi di fuoco faceva mossa di lanciarglisi contro. Quello poi che diceva, qualche volta poterono udirlo tutti: prima lo chiamava per nome e siccome il santo non dava risposta, si sfogava allora con furiose contumelie. Urlava a gran voce: "Benedetto! Benedetto!", ma aspettando invano una risposta, subito soggiungeva: "Maledetto, non Benedetto! Si può sapere che hai con me? Si può sapere perché mi perseguiti?". (5). Questi attacchi diretti, questi combattimenti accaniti col demonio, sono una costante nella vita di San Benedetto, e furono per lui altrettante occasioni di nuove vittorie, come dice San Gregorio poco dopo.

Già dall'inizio della permanenza a Subiaco, il demonio rompe la campanella che serviva al monaco Romano per avvisare il nostro Santo del momento in cui doveva ricevere i suoi alimenti (6). Leggiamo anche che il demonio, sotto forma di un uccello nero, provocò terribili tentazioni allo stesso Benedetto (7), e distrasse dalla preghiera un altro monaco, portandolo a vagabondare (8). Un fratello viene portato a mostrarsi superbo, invogliato dai cattivi pensieri che il demonio gli suggerisce; significativamente, Benedetto, accortosi del suo turbamento, gli ordina: "Traccia una croce sul tuo cuore, fratello" (9). Il demonio è l'ispiratore del presbitero Fiorenzo che, geloso, perseguita Benedetto ed i suoi discepoli (10), cercando sempre di rendere difficile la vita del monastero, tanto quella materiale, che quella spirituale, suscitando inconvenienti di ogni tipo, come la morte di un adolescente (11).

Questi episodi, riportati da Papa San Gregorio Magno, mostrano come San Benedetto combatté il demonio, che lo attaccava incessantemente, in qualità di avversario di ogni opera buona. Un incontro col demonio chiarisce l'atteggiamento: "Saliva un giorno all'oratorio del Beato Giovanni, situato sulla cima di un monte, quando gli si fece incontro l'antico nemico in sembianze nientemeno che di veterinario, con in mano la cassetta dei medicinali e una corda. Benedetto gli domandò: "Dove vai?". Rispose: "Sto andando dai monaci, a dare una piccola purga". Il venerabile Padre proseguì lo stesso verso l'oratorio e terminata la preghiera, prese in gran fretta la via di ritorno. Il cattivo spirito intanto si era incontrato con un vecchio monaco che attingeva acqua, in un lampo era entrato in lui, lo aveva gettato a terra, e lo strapazzava con feroce crudeltà." Di ritorno dalla preghiera, nel vedere il poveretto tormentato con tanta violenza, il servo di Dio gli appioppò senz'altro uno schiaffo, e tanto bastò per scacciare immediatamente lo spirito, che non si azzardò mai più a rifarglisi nuovamente vicino."(12).

La sua migliore difesa era, con la preghiera, la fedeltà al Signore e la fiducia in Lui, la carità, la costanza nel fare il bene, la pratica della giustizia. Una vita santa provoca da una parte l'inimicizia del demonio, ma d'altra parte è la migliore difesa contro lo stesso, poiché dove c'è Dio con la sua grazia, non può entrare a dominare il terribile nemico.


I monaci del deserto

Non sorprende allora che la devozione tradizionale ricorresse all'intercessione e all'esempio del Santo Abate, per opporsi al demonio, col segno della croce e le parole della preghiera. Ma è necessario considerare tutto questo nel suo insieme: gli attacchi diabolici mostrano l'impotenza del suo autore davanti allo sviluppo della fede ed il suo rafforzamento; cercano di spaventare i fedeli, li tentano e sollecitano, per allontanarli dalla buon strada. La migliore difesa contro questi attacchi è fidarsi di Dio e mantenersi fermi nel proposito della fede e de compiere opere di bene, perché dove sta la grazia e la santità, il demonio non può far nulla. La vita monastica, vita devota a Dio nella preghiera, il ritiro ed il lavoro, è il campo dei più duri combattimenti contro il male. Già nella vita del primo dei monaci, Sant' Antonio Abate, scritta da Sant' Atanasio, vescovo di Alessandria d'Egitto, nel secolo IV, si descrivono i combattimenti che soffrì il solitario, e che acquisiscono un valore di attestazione e di esempio: il monaco si addentra nel deserto, dove abitano i demoni, per sloggiarli di lì e guadagnare quegli spazi a Cristo.

L'episodio narrato nel cap. 30 del II° libro dei Dialoghi che abbiamo trascritto più su - il diavolo che si dirige con alcune misteriose bibite al monastero per tentare i fratelli - ha il precedente di un incontro simile che accadde ad abba Macario: vide Satana in figura umana, portando alcuni piccoli contenitori con distinte pozioni per offrirle ai fratelli: queste pozioni erano altrettante tentazioni, (13).

Ricordiamo qui un altro testo eloquente. Negli "Apophtegmata Patrum"o "Detti dei Padri del deserto" si legge il seguente aneddoto: "Un fratello andò a visitare abba Poemen, perché desiderava confidargli i suoi pensieri, ma non ebbe il coraggio di aprirgli il suo cuore, malgrado ci provasse molte volte. L'anziano se ne accorse, e insistette affinché parlasse, ed il fratello gli disse che lo tormentava una tentazione molto forte di bestemmiare. L'anziano gli rispose: Non ti turbare per questo pensiero. I combattimenti carnali ci arrivano molte volte per colpa della nostra negligenza, ma questo pensiero non procede dalla negligenza, ma è un suggerimento del serpente. Quando arriva il pensiero, alzati, prega e fa' il segno della croce, dicendoti a te stesso come se ti dirigessi al nemico: "Sia anatema tu e la tua tentazione! Cada la tua bestemmia su te, Satana, perché io credo fermamente che Dio è previdente con tutti: Questo pensiero non viene da me stesso, bensì della tua cattiva volontà!" (14). Le parole usate ci ricordano la preghiera che accompagna la Croce di San Benedetto, le quali, col segno della croce, si confermano come l'arma più efficace per mantenere allontanato il demonio e le sue tentazioni.


Origine e diffusione della Croce e Medaglia di San Benedetto (15)

Più sopra dicevamo che non può dimostrarsi che la Croce e Medaglia di San Benedetto risalga allo stesso Santo. La sua diffusione cominciò a causa di un processo per stregoneria in Baviera, nel 1647. Nella località di Natternberg, alcune donne furono giudicate come streghe, e nel processo dichiararono che non avevano potuto danneggiare l'abbazia benedettina di Metten, perché era protetta dal segno della Santa Croce. Si cercò allora nel monastero e si trovarono dipinte rappresentazioni della croce, con l'iscrizione che conosciamo già, la stessa che accompagna sempre anche la medaglia. Ma quelle iniziali misteriose non potevano essere interpretate, fino a che, in un manoscritto della biblioteca, ritrovato nello stesso monastero di Metten nel 1414 e conservato oggi nella Biblioteca Statale di Monaco (Clm 8201), si notò un'immagine di San Benedetto, con quelle parole. Un manoscritto anteriore, del secolo XIV° e proveniente dall'Austria, e che si trova nella biblioteca di Wolfenbüttel (Helmst 2°, 35j), sembra essere stato l'origine dell'immagine e del testo. Nel secolo XVII J. B. Thiers, erudito francese, la giudicò superstiziosa, per gli enigmatici caratteri che l'accompagnano, ma il Papa Benedetto XIV l'approvò nel 1742 e la formula della sua benedizione si incorporò al Rituale Romano.

Nel secolo XIX si verificò un rinnovato fervore per la Croce-medaglia, sviluppato in Francia grazie allo zelo di Léon-Papin Dupont (1797-1876), chiamato il "santo uomo di Tours". Uomo molto fervoroso, con molte relazioni negli ambienti ecclesiastici e dotato di gran generosità e carità, diffuse la devozione per il Sacro Volto, e propagò anche l'uso della medaglia di San Benedetto. Nell'opera già citata di Dom Guéranger si riferiscono grazie e miracoli attribuiti all'invocazione del Santo ed alla medaglia. La prima edizione dello scritto dell'abate di Solesmes risale a 1862, ma è anteriore, del 1849, un'opera dell'abate di San Paolo fuori le Mura, D. Francesco Leopoldo Zelli Iacobuzzi (1818-1895) (16), la quale, fu pubblicata in francese per l'iniziativa di Dupont e che Dom Guéranger usò nel suo proprio lavoro. In quest'opera, l'autore, che fu tra i sostenitori degli sforzi di riforma monastica nella sua patria, fa la storia della medaglia ricorrendo ad autori di fama, e questo testo ebbe influenza su coloro che scrissero sulla questione in Francia. È conosciuta l'importanza che il cenobio ostiense ebbe nella restaurazione benedettino del secolo XIX: qui emise la professione Dom Guéranger, ed i fratelli Mauro e Placido Wolter, che in seguito stabiliranno la loro vita monastica in Beuron e Maredsous, passarono lì parte del proprio periodo di formazione. Anche, alcuni giovani arrivarono dal Brasile, con la speranza di professare a Roma la Regola benedettina e trasferirsi dopo nel loro paese per incorporarsi ai monasteri esistenti, che non potevano ricevere novizi (17). Non è da rimpiangere, allora, che in quel più vasto piano di rinnovamento spirituale, dal monastero paolino, convertito in una specie di centro di irradiazione del fervore benedettino, si diffondesse unanimemente la devozione alla medaglia di San Benedetto. In realtà, la rappresentazione più popolare della stessa è la cosiddetta "medaglia" del giubileo, disegnata dal monaco di Beuron, Desiderio Lenz, l'artista ispiratore del famoso stile che porta il nome della "scuola beuronense", e coniata in particolare per il Giubileo benedettino del 1880. Si celebrava quell'anno il XIV centenario della nascita di San Benedetto da Norcia, e gli abati di tutto il mondo si riunirono in Montecassino, da dove l'immagine si disseminò per tutto il mondo.

Una curiosità bibliografica è l'opuscolo "La santa Cruz de San Benito Abad en México", prima edizione spagnola redatta da Manuel M. di Legarreta - Messico, Stampa Guadalupana di Reyes Velasco 1895, che è la traduzione spagnola della versione francese dell'opera menzionata dell'abate di San Paolo fuori le Mura, Don Francesco Leopoldo Zelli-Iacobuzzi. Nell'avvertenza che la precede, e che si trova nell'edizione francese, si dice che Dupont, il "santo uomo di Tours", conosceva l'originale italiano e lo fece tradurre nella sua lingua. Partendo dalla sesta edizione in lingua francese(1882), si fece la prima in lingua spagnola in Messico, che è quella che conosciamo (18). Nel suo prologo si raccontano gli inizi della devozione benedettina in quel paese, dovuta allo zelo di un sacerdote, il Padre Domingo Ortiz, a partire dal 1878, ed alla "Legione della Santa Croce di San Benedetto Abate" che il Papa Leone XIII riconobbe con una "Breve" del 20 dicembre 1895. È interessante questa introduzione della devozione che è anteriore di circa 20 anni all'arrivo dei benedettini in Messico.


La benedizione della medaglia

La medaglia riceve una benedizione che è conferita dai monaci sacerdoti dell'Ordine di San Benedetto, con una formula particolare. In questa, in accordo col testo che accompagna la medaglia, si chiede a Dio che allontani il potere dal diavolo, in un contesto di lode divina di fiducia nella Trinità per l'amore del Signore Gesù Cristo, che deve venire per giudicare i vivi ed i morti. Si implora per il fedele che porterà la medaglia, e che si occuperà nelle buone opere, la salute dell'anima e del corpo, e la santità, così come le grazie che la Chiesa ha concesso ai monaci con i quali si stabilisce come una fraternità spirituale. Infine, si chiede a Dio che quelli che usano la medaglia cerchino di evitare le insidie e gli inganni del diavolo, con l'aiuto della sua misericordia, affinché si presentino davanti a Lui santi ed immacolati. Il testo non si limita, dunque, ad un solo aspetto del combattimento spirituale, come sarebbe la lotta col demonio intesa in un senso quasi fisico, ma tende ad una comunione profonda nell'amore di Dio, facendo la sua volontà, che include il rifiuto del male, e mettendo in pratica con carità generosa e con pietà i mandati divini.

È da auspicare, allora, che i numerosi fedeli che sono devoti di San Benedetto, e portano la Croce o Medaglia, per ricevere con abbondanza le grazie e le benedizioni che Dio effonde su coloro che rispondono con la propria vita, i propri pensieri e le buone opere alla chiamata evangelica, la mettano in pratica impregnandosi sempre di più dello spirito del Santo Padre dei monaci. Così lo chiede la Chiesa con l'antica orazione della festa di San Benedetto: "O Dio, che ti degnasti di riempire dello spirito di tutti i giusti il tuo santissimo confessore Benedetto, concedi a noi, tuoi servi, che celebriamo la sua solennità, di compiere fedelmente quello che abbiamo promesso, ricolmi del suo spirito e soccorsi dalla tua grazia, ".
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