San Luigi Gonzaga Biografia, Storia, Immagini, Vita, Preghiera, Novena

San Luigi Gonzaga Biografia, Storia, Immagini, Vita, Preghiera, Novena

San Luigi Gonzaga Biografia, Storia, Immagini, Vita, Preghiera, Novena

Il conflitto tra la parte spirituale dell'uomo e quella materiale è costantemente aspro. Per i ricchi ed i potenti la battaglia è particolarmente violenta, come è sempre più presente la lotta tra lo spirito e la materia. La sicurezza finanziaria offre un sentimento di "indipendenza da Dio." Finchè aumenteranno in questo mondo il lusso e le comodità, l'uomo avrà più potere per gestire il proprio futuro, dimenticando l'urgenza di appellarsi a Dio per le sue necessità.

Gli oggetti ed i piaceri sono diventati la sua forza trainante, semplicemente perchè sono facilmente conquistabili. Tra poco non sarà più lui ad avere il controllo sui suoi averi, ma questi lo avranno su di lui. Nostro Signore illustra molto bene questo atteggiamento nella parabola del giovane ricco, il quale, tragicamente, rifiutò l'invito di Cristo a seguirlo: "perchè aveva molte ricchezze." Che terribile conflitto si deve essere scatenato nel suo cuore: per il giovane ricco entrare nella vita eterna significava rinunciare alle ricchezze ed alle mondanità. Eppure gli fu impossibile rinunciarvi, perchè queste ormai lo possedevano.

Nostro Signore usa questa storia come un monito, gridando al mondo intero: "E' più facile per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel Regno dei Cieli". Tuttavia, non è la ricchezza in sé ad essere negativa, ma la decadenza che può derivarne. Non è sbagliato avere soldi nel portafoglio, ma lo è farli entrare nel proprio cuore!

Il lusso sfocia nella vita sensuale, e ciò porta rapidamente l'uomo verso il vizio e l'immoralità. L'ego si sente spinto da queste adulazioni a vivere "libero", piuttosto che essere attento e vigilante nel seguire i comandamenti di Nostro Signore.

"Costruite i vostri tesori in cielo, dove non decadranno, nè saranno rubati".

In Europa nel sedicesimo secolo il volto della nobiltà era drammaticamente cambiato. "Gli antichi castelli e le fortezze, ataviche dimore della nobiltà, avevano perso molta della loro austerità, invece di fortezze inattaccabili, ora erano diventati splendidi palazzi, dall'aspetto lussuoso e confortevole." La nobiltà si era ripiegata nella propria autogratificazione. Le corti reali erano divenute luoghi di divertimento con ogni sorta di giochi. L'immagine austera di padronanza di sè e di autodisciplina aveva perso di importanza, e gli occhi dei nobili furono attratti dalla grandezza e dalla opulenza del fasto regale.

L'era delle crociate era finita in modo deludente, nonostante "le fiamme della fede" avessero "acceso" figure di eroi come San Ferdinando III e San Luigi IX. Questi uomini, e altri come loro che combatterono per la diffusione della Fede, resteranno leggendari: sono rimasti immortalati nei quadri e nelle tappezzerie che decorano le pareti dei castelli.

Venne data maggior importanza agli uomini riccamente vestiti e alle donne "affascinanti", rispetto al valore cavalleresco ed alle virtù femminili. Si era in un altra epoca, e - nella società - gli stessi uomini che avevano lottato contro i vizi del mondo ora erano inclini ai divertimenti, all'apparenza esteriore e ad assecondare le loro passioni più nascoste.

Lo sfarzo, misto alla mondanità, stava adescando molti giovani insospettabili nella trappola del vizio e dell'impurità. Vivendo nelle corti, erano costantemente "bombardati" da tentazioni che li inducevano a ricercare facili autogratificazioni, al prezzo del deterioramento delle proprie anime.

Gli insegnamenti di Nostro Signore rappresentavano un'eco distante, per i nobili del XVI secolo, che sembravano aver dimenticato i giorni non tanto lontani delle battaglie per la Fede, essendosi lasciati andare al lusso ed alla decadenza. In questo clima corrotto delle corti, immerse solo in feste e divertimenti, emerse la figura di un giovane che spinse il proprio sguardo verso mete spirituali, rifiutando il mondo per seguire l'insegnamento di Cristo. Egli ebbe un atteggiamento totalmente opposto a quello del giovane ricco narrato nel Vangelo, essendo un esempio di distacco dalla ricchezza nella quale era vissuto. Il suo nome era Luigi Gonzaga.

La famiglia Gonzaga

Luigi nacque nella ricchezza dell'alta società. Fu il primogenito ed erede legittimo della famiglia Gonzaga, la più importante di Castiglione delle Stiviere in Italia. La dinastia dei Gonzaga era costituita in parte da militari ed in parte da ecclesiastici.

Suo padre, Don Ferrante, aveva guadagnato prestigio nelle milizie, per la sua assidua presenza in prima linea, per il suo valore in battaglia e la sua ferma lealtà. Fu molto rispettato dall'Imperatore per la sua fedeltà e saggezza nel consigliare. Coloro che lo avevano servito, o in battaglia o a casa, lo amavano e rispettavano. Proprio come fu prode in battaglia, così fu giusto con i subalterni e con la sua famiglia.

La madre di Luigi, Donna Marta, era una donna pia e santa. Spese tutta la sua vita nella corte imperiale al servizio della regina, e per questo conobbe i primi pericoli e le tentazioni della vita di corte. Anche se sia Don Ferrante che Doña Marta erano di stirpe reale, lei era di più alto lignaggio. La sua dinastia includeva imperatori, papi, cardinali e re. Aveva un senso spiccato di dignità accentuato grandemente dalla sua pietà e dalla santità di vita, ed ebbe una grande influenza durante tutto il corso della vita di Luigi, incoraggiandolo nella via della santità.

Luigi, anche se nacque privilegiato, non ebbe una vita facile. Pur non avendo preso parte alle conquiste militari del padre, dovette affrontare molte battaglie spirituali contro il diavolo, contro le tentazioni della "carne" e del mondo, contando sulla forza di carattere ereditata dai suoi genitori.

Si può dire che intraprese questa "guerra" dal momento della sua nascita. Durante il parto vi furono infatti seri pericoli sia per il bambino che per la madre, che rischiò di morire. Donna Marta si rivolse accoratamente alla Madre di Dio, promettendole che se avesse superato il pericolo, sia lei che il bambino, si sarebbero recati insieme in pellegrinaggio alla Santa casa di Loreto.

La Madonna esaudì rapidamente la sua richiesta. Poco tempo dopo la promessa il pericolo cessò, ed il parto avvenne in serenità. Da questo momento la Vergine Maria mostrò un interesse speciale per Luigi, ed egli, grato, ebbe sempre nei suoi confronti un profondo amore filiale.

Donna Marta fu meticolosa nell'insegnare a Luigi le sue preghiere e nell'istradarlo verso la Fede. Dall'infanzia fino all'età matura, si riferiva sempre al figlio come al suo "piccolo angelo." Un titolo che gli si adattava perfettamente, dato che raramente piangeva e faceva chiasso, né dava altri segni di intemperanza. Tutti coloro che si presero cura di lui notarono il suo dolce temperamento. Specialmente le sue balie furono affettuose con il loro "piccolo Principe". Le prime parole che Donna Marta gli insegnò furono i santi nomi di Gesù e Maria, che Luigi ebbe costantemente sulle labbra e che usò come una potente "arma" per combattere le tentazioni spirituali, durante tutto il corso della sua vita.

Gli anni della formazione

Già nella sua infanzia Luigi dimostrò interesse per i bisognosi. Quando gli si accostavano tendeva sempre la mano per dar loro qualcosa e, se non poteva farlo da solo, chiedeva al suo tutore di aiutarli. Spesso accompagnava sua madre in chiesa, dove veniva visto inginocchiarsi ed invocare, pregando con le mani giunte, i nomi di Gesù e Maria.

Continuava a pregare a casa, non visto, relegandosi in un angolo. Sua madre era contenta dei suoi atti di carità e si sforzava di farli crescere. Cominciò a sperare che, un giorno o l'altro, Luigi entrasse a far parte del clero, vedendo nel suo "piccolo angelo" le caratteristiche della santità .

I bambini dell'epoca dovevano presto adattarsi all'ambiente licenzioso della Corte, specialmente quelli che erano destinati ad ereditare, un giorno, i poteri del padre. Questa consapevolezza pesava grandemente nel cuore della madre di Luigi, che insisteva nel dare al figlio una profonda formazione religiosa, tanto solida da poter sfidare qualunque "tempesta". Sapeva anche che quando Luigi sarebbe stato abbastanza grande avrebbe dovuto gestire, oltre all'eredità di suo padre, anche quella dei suoi due zii.

Quando sarebbe arrivato quel momento Luigi avrebbe avuto molta influenza e un grande potere politico nella corte, essendo secondo soltanto all'Imperatore. Per questo motivo a casa, sia quelli delle corti locali che gli altri delle dinastie imperiali avevano un grande rispetto per lui. Con una sua parola poteva avere il mondo ai suoi piedi e avrebbe potuto ottenere qualsiasi cosa. Poco si sospettava che questo principe stesse anelando ad un'altra meta, una meta che il mondo non poteva nè offrire, nè comprendere.

La sua prima lezione di vita

Quando si profilò sull'Impero spagnolo la minaccia dell'invasione turca, il padre di Luigi, Don Ferrante, fu chiamato ad addestrare e comandare l'esercito di Filippo II per la difesa. Luigi aveva allora solo quattro anni, ma suo padre vedeva in quest'evento una grande opportunità per cominciare ad addestrarlo in un comando militare. Forse, Don Ferrante temeva che l'influenza della madre rendesse pauroso ed ipersensibile Luigi, caratteristiche che non dovevano mai essere presenti in un erede. Per reprimere queste paure Don Ferrante portò con lui il bambino al campo di addestramento del Castello Maggiore.

Là, Luigi avrebbe avuto un primo impatto con la vita da soldato. Ancora così piccolo per indossare un'armatura da uomo, fu vestito con un'armatura simile ma da bambino, comprensiva di una spada corta e una piccola pistola a ripetizione. Luigi si divertiva a giocare "al soldato", come si sarebbe potuto divertire un qualsiasi bambino, e diventò la "mascotte" dell'intero reggimento. Tutti i soldati lo presero in simpatia, e, come figlio del comandante aveva libero accesso all'intero campo. Accompagnava di frequente suo padre alle ispezioni, agli addestramenti, ed aveva anche preso parte alle marce. Alla fine della giornata, partecipava alle vivaci conversazioni domestiche.

La vita da soldato incise su Luigi, dato che vi si immerse, e cominciò ad avere i modi rozzi che si addicono ad un reduce di guerra. Inoltre si dimostrava arrogante e vanitoso, e cominciò ad usare un aspro linguaggio da guerriero. In un'occasione il suo tutore, Francesco Del Turco, avendo udito per caso il suo astioso modo di parlare, immediatamente lo corresse. Gli spiegò quanto fosse sconveniente per un uomo di sangue reale avere dei modi così grossolani e usare il linguaggio che aveva udito.

Il suo precettore, Del Turco, fattolo sedere, gli spiegò la gravità del suo vizio. Riferendosi ad un passo delle Sacre scritture, nel quale Nostro Signore, parlando con i suoi discepoli, diceva: "Le parole che escono dalla bocca vengono dal cuore e possono nuocere all'uomo", spiegò a Luigi quale effetto ha il linguaggio nel nostro cuore. Luigi era sensibile di natura ma era ancora troppo giovane per essere scosso dalle parole del suo fidato tutore. Francesco Del Turco non fu solo il suo precettore ma anche il suo maestro e la sua guida spirituale.

In assenza dei genitori era il tutore ad inculcare nel ragazzo non solo un'istruzione primaria, ma anche la formazione del suo carattere. Sua madre aveva "piantato" il "seme della santità", Del Turco lo stava coltivando e nutrendo. Da questo momento Luigi non solo si curò di non usare quel linguaggio grossolano, ma si sforzò anche di non ascoltarlo.

Dopo due anni di preparazione, nel 1573 ci fu la chiamata per difendere la Cristianità. L'armata del Marchese Don Ferrante fu messa in prima linea contro l' imponente avanzata dei Turchi. Mentre una guarnigione era pronta a partire per il confine spagnolo, Don Ferrante si preparava a mandare suo figlio a casa, non ritenendolo adatto per combattere al confine.

Luigi comunque, a casa, era preso da un'altra dura lotta. Donna Marta era molto felice di avere il suo piccolo angelo in salvo a casa, e rapidamente e con molta gioia aveva notato un cambiamento positivo. Mentre di solito i ragazzini dell'età di sei anni erano impegnati nei giochi e nel tempo libero, Luigi era pensieroso e trascorreva molto tempo pregando da solo. Avrebbe voluto frequentare le chiese ed i monasteri della zona, e parlava solo di questi santi argomenti.

Era istruito anche in matematica e scienze, il suo linguaggio e i suoi modi erano corretti, anche tramite le lezioni di galateo per acquistare buone maniere regali a corte. Così gli fu richiesto di apprendere e riconoscere i discorsi dei membri delle famiglie altolocate e a saper fornire risposte adeguate alle loro domande.

Era un ragazzo molto intelligente ed eccelleva in molte attività, esclusa la danza. Feste e balli erano eventi molto comuni a corte e non rappresentavano solo un modo per divertirsi, ma anche un'opportunità per sfoggiare l'ultima moda in tutta la sua sontuosità. Luigi non gradiva un simile sfarzo, non desiderava imparare a ballare e spesso si nascondeva per non frequentare quella tediosa aristrocazia. Nonostante le sue proteste, essendo l'erede del regno, aveva il dovere di partecipare ai balli, ma, durante la sua vita, non fu mai persuaso a lasciarsi prendere dal ballo o da altri frivoli giochi.

La vita spirituale di Luigi progrediva sempre più. Nè i chierici nè i laici si allontanavano da lui senza sentirsi edificati dalla sua purezza d'animo e dalla sua saggezza, che non si è soliti avere a quell'età. Era costantemente stimato come un ragazzo felice, onesto e rispettabile, ed era una gioia per tutti sia vederlo che parlare con lui.

La santità con cui cresceva Luigi, era fonte di terrore per il diavolo ed il seguente episodio lo dimostra: si narra di un francescano famoso per i suoi miracoli e la capacità di scacciare i demoni, che viveva in una chiesa non lontana da Castiglione. Le persone si radunavano per implorargli di esaudire le loro preghiere ed ottenere miracoli. Erano stati portati anche molti indemoniati per essere esorcizzati. Luigi e suo fratello, Rodolfo, erano andati a visitare il francescano. Giunti da lui un uomo, posseduto dal demonio, nel vedere Luigi lo indicò e, preso da un attacco epilettico, esclamò con voce demoniaca: "Vedete quel ragazzo? Un giorno sarà nella grande gloria dei Cieli!"

Il suo voto

Luigi, all'età di dieci anni, aveva già raggiunto una purezza ed una santità pari a quelle di santi che erano vissuti molto di più. A quest'età i giovani nobili cominciavano a comparire a corte. Per questo motivo Luigi non trascorreva mai molto tempo a casa, ma come i suoi pari la sua residenza era nelle sfarzose e ricche corti dei Signori vicini. Inizialmente fece il paggio presso le corti di Firenze e di Mantova, ed in seguito diventò l'attendente di fiducia dell'erede al trono di Spagna. Ma pur vivendo tra lo sfarzo ed il lusso, Luigi continuò in maniera ferma e decisa la sua "battaglia" per la purezza, tenendo sempre sotto controllo i propri istinti.

Era così fermo nel suo proposito da decidere in piena consapevolezza di tenere abbassato lo sguardo, seguendo la pratica esercitata da San Francesco d'Assisi, che non guardava mai le donne in volto. Luigi faceva questo senza apparire troppo austero o mancare di rispetto. Si comportava così per modestia, e non era un compito facile nelle corti reali! Osservò anche strettamente le leggi della chiesa, mortificandosi volontariamente con le penitenze.

La sua dieta abituale consisteva in un uovo e un pò d'acqua a colazione, il pane a pranzo, ed una piccola porzione di carne con un pò d'acqua per cena. Quando riceveva visite di parenti, o di altre persone, continuava a seguire questo comportamento, prendendo una piccola porzione di qualsiasi cosa gli mettessero davanti. Molti di quelli che lo vedevano praticare questo semi-digiuno si domandavano come facesse a mantenersi in vita mangiando così poco. La sua astinenza era particolarmente ammirabile se consideriamo la gran quantità di cibo che aveva a disposizione la classe privilegiata alla quale apparteneva.

Durante questo periodo la sua famiglia si stava godendo le vacanze a Firenze. Luigi trascorreva molte ore nella chiesa di Nostra Signora dell'Annunciazione. In una di queste visite, mentre era inginocchiato dinanzi alla statua miracolosa della Madonna dell'Annunciazione, fece un solenne e perpetuo voto di castità, che desiderava portare a termine seriamente. Lo scopo che voleva conseguire facendo questo voto era di donarsi completamente, cuore, mente, e corpo, a Gesù, tramite la Sua Immacolata Madre. E anche a Firenze continuava a respingere lo sfarzo e le gozzoviglie da cui era circondato nella vita di corte, che giudicava come pericoli spirituali che portavano alla impurità. La grande meta della vita di Luigi era immolarsi come vittima immacolata a Nostro Signore. Sebbene fosse così giovane, questo voto fu fatto sul serio. Egli si curò grandemente della sua purezza di mente, di cuore, di corpo, e ci riuscì, aiutato dal suo voto.

Anche se Luigi adempiva ai suoi doveri prendendo parte come paggio alla vita di corte, presenziando a feste e banchetti, non abbassò mai la guardia. Circondato da un mondo dove molti dei suoi compagni avevano abbandonato la "lotta per la purezza", coraggiosamente combattè contro la "carne". Leggeva devotamente le Lettere di San Paolo, che portava sempre con sè, approfondendo il conflitto descritto tra la parte spirituale dell'uomo e quella materiale. Aveva intrapreso nel suo intimo, una guerra silensiosa, che durò per tutta la sua vita.

La vita di mortificazione

Per salvaguardare il suo voto, Luigi, diventò molto austero e si sottopose a severe penitenze e mortificazioni. Quando non espletava le sue mansioni a corte pregava e conversava con Dio. Era tanto grande il dolore che provava durante le sue preghiere, da inondare di molte lacrime il posto dove si inginocchiava. Oltre a cibarsi così poco, sottopose il suo corpo a numerose mortificazioni. Si flagellava così severamente che le lacrime erano miste al sangue scorso dalle ferite profonde.

All'età di undici anni, proprio un anno dopo aver pronunziato il voto di castità, decise fermamente di voler diventare religioso. Sapendo che il padre desiderava che lui gli succedesse come marchese, rivelò solo a sua madre il suo intimo desiderio, suscitando in lei una grande gioia. Sfortunatamente trascorsero ancora molti anni prima che il suo sogno potesse avverarsi.

Nel frattempo era stato assunto come paggio e compagno dell'erede al trono di Spagna, e nello stesso tempo continuava ad istruirsi insieme a suo fratello Rodolfo, eccellendo specialmente in scienze, teologia e matematica. Le sue orazioni erano così eloquenti e la sua presenza tanto decorosa che fu scelto per fare un discorso pubblico all'Imperatore al suo ritorno da un viaggio diplomatico. Grazie alla sua cultura, potè trascorrere molto tempo ad insegnare ai poveri della città, che non avevano la possibilità di ricevere alcuna istruzione. Insegnava loro in modo speciale la religione, in modo da farne acquisire la conoscenza e, di conseguenza, un grande amore per Dio.

Anche se lui non se ne rendeva conto, il suo prestigio saltava agli occhi dei nobili e dei principi delle corti imperiali. Quando entrava in qualche stanza le conversazioni si interrompevano ed ognuno guardava con meraviglia quel ragazzo tanto colto per la sua età. Lo stimavano molto, ma nessuno comprendeva pienamente cosa motivasse in loro questa ammirazione.

La Prima Comunione

All'età di dodici anni Luigi fu ritenuto pronto a ricevere la Prima Comunione. In alcune occasioni aveva incontrato San Carlo Borromeo e lo aveva impressionato talmente che il santo si volle occupare della sua formazione, fino al giorno in cui lo ritenne pronto a ricevere Nostro Signore nella Santa Eucaristia.

Quando arrivò quel giorno, Luigi ricevette Nostro Signore con tutta la riverenza e la devozione che solo un cuore puro può mostrare. Coloro che assistettero a quest'evento furono presi da una grande commozione, nel vedere la santità del loro piccolo principe.

C'è un famoso dipinto della Prima Comunione di Luigi, che cerca di ritrarre la scena dell'incontro dei due santi. In esso si vede Luigi inginocchiato mentre riceve l'Eucaristia, e, dietro di lui, sua madre, mentre, con le mani giunte, lo offre al Signore nell'Eucaristia, pregandolo di non disdegnare il dolore per la perdita di suo figlio.

Accanto alla madre si inginocchia anche l'austero ed orgoglioso padre. I due fratelli di Luigi, Rodolfo e Francesco, il suo preferito, sono in ginocchio più indietro, per far denotare la supremazia del suo rango.

Verso il centro del quadro c'è la figura intera di San Carlo Borromeo che, chinandosi verso il giovane, pone la Santa Ostia nella bocca semiaperta di Luigi, "prediletto da Dio." Entrambi i santi, in questo quadro, sembrano guardarsi, riconoscendo uno la santità dell'altro.

Le sue virtù

Da quel momento, Luigi, cercò di fare la Comunione quanto più spesso gli fosse possibile. La sua più grande aspirazione sarebbe stata poterla fare ogni giorno, ma, a quel tempo, non era consentito questo privilegio. Egli continuava a desiderare di restare sempre puro e, per assicurarselo, meditava ogni giorno, per almeno un'ora al mattino. Se si distraeva durante la meditazione, cominciava da capo, finchè non riusciva a completare l'ora senza interruzioni.

Luigi amava così tanto il Signore e la Beata Vergine da voler trascorrere tutto il tempo dinanzi all'immagine del crocifisso, recitando il Rosario con tanto fervore da colpire chiunque lo guardasse. Solo vederlo passeggiare era una fonte di edificazione e di incoraggiamento alla fede. Pur essendo solo un ragazzino, era già grande per le sue virtù e la sua fede.

Una delle sue virtù tipiche era la sua umiltà, grande contraddizione per il mondo aristocratico nel quale viveva. Infatti, l'umiltà, per definizione, è la verità di noi stessi in relazione a Dio. Luigi per nascita era un personaggio di alto lignaggio, e per questo motivo sarebbe stato normale esercitare la sua autorità sugli altri.

Egli, invece, si concentrava sul Trono di Dio , era imbarazzato dal fasto nel quale veniva educato, con tutta modestia avrebbe voluto congedare i servi che si prendevano cura di lui, preferendo farlo da solo: anche i servitori adibiti a rifargli il letto furono esentati da questo compito. Era dolce nel dare comandi, e, quando era necessario, li presentava più come richieste di "favori" che come imposizioni, esercitando raramente la sua autorità.

Il suo guardaroba era semplice ed ordinario ed egli non fu mai persuaso ad indossare abiti che rivelassero il suo alto rango, anche se, la sua regalità, traspariva più dal suo comportamento che dagli abiti che indossava . Non fu mai visto portare indosso una spada come segno di regalità, e quando camminava teneva sempre il capo e lo sguardo rivolti verso il basso, tenendosi sempre a distanza dalla sua famiglia.

In una circostanza, il padre di Luigi, avendo saputo che si era rifiutato di viaggiare sulla carrozza, gli regalò un cavallo, ma, ovviamente, lui rifiutò di tornare al castello su di esso e, quando i servitori gli spiegarono che si trattava di un ordine diretto del padre, allora disse che avrebbe camminato dietro di lui. In un'altra occasione fu visto su di un mulo per le strade della città.

La sua vocazione

Più Luigi cresceva, più sentiva l'attrattiva per la vita religiosa. Egli preferiva più visitare le confraternite e gli ordini religiosi, anziché divertirsi a corte. Mentre cercava segretamente un ordine al quale appartenere, restò colpito dal rigore dei Cappuccini, specialmente dalla loro povertà, ma, dato che non godeva di buona salute, abbandonò l'idea pensando di poter essere più utile in qualche altro ordine.

Fissò il suo sguardo su una nuova compagnia chiamata la Compagnia di Gesù della quale lo attrasse l'entusiasmo per il bene, ed in particolare, il voto di obbedienza, che poneva i membri sotto la diretta giurisdizione del Papa di Roma.

Una delle missioni dei Gesuiti era quella di educare i giovani alla fede ed ebbero successo - per opera soprattutto di S.Francesco Saverio - nel convertire popolazioni dell'India e del Giappone. Per questo Luigi cominciò a desiderare di farne parte. Questa decisione rasserenò la sua anima, pensando di aver compreso quale fosse il disegno di Dio per lui: bruciava dal desiderio di entrare quanto più presto possibile ad entrare nel loro noviziato. Un altro aspetto che lo colpiva era la figura del loro fondatore, Sant'Ignazio, che aveva deposto la sua spada da militare per combattere una "guerra spirituale" per le anime.

Come Luigi, anche Ignazio era di piccola statura, ma aveva una forza ed un coraggio da "giganti". Ignazio non era da giovane un uomo religioso, ma si convertì dopo aver subito un incidente in battaglia, leggendo le vite dei santi durante la sua convalescenza. Rimase così colpito da quelle letture che, convertendosi, spostò il suo zelo dalla vita militare a quella spirituale. In questo modo, nello spirito dei soldati di Cristo fondò la Compagnia di Gesù, e i suoi membri vennero comunemente chiamati Gesuiti.

Questo concetto attrasse tanti giovani del tempo, che si adunarono dietro la "bandiera" di Ignazio, e di conseguenza la Compagnia crebbe rapidamente. Luigi continuava a desiderare con tutto il suo cuore di farne parte, sapendo che l'attività principale dei gesuiti era diffondere e fortificare la Fede.

I gesuiti, per la loro educazione e formazione, diventarono, naturalmente, la controparte della riforma protestante in Europa, trascorrendo molto tempo a combatterla. Ignazio, in principio, aveva desiderato convertire i Mori, ma invece, data la situazione particolare, i gesuiti rimasero in Europa per la Controriforma.

All'età di quindici anni - ed avendo avuto una miracolosa conferma dalla Vergine Maria durante le sue preghiere, pensò che fosse giunto il tempo per chiedere al padre il permesso di entrare nella Compagnia. Sua madre gli consigliò di aspettare che parlasse prima lei con il marchese, perché entrambi sapevano che Don Ferrante non era contento che il figlio Luigi entrasse così giovane in un ordine religioso. Infatti, arrivato quel momento, fu chiaramente contrario.

Oltre ad ottenere il permesso del padre, dovevano essere sistemate molte altre questioni prima che Luigi entrasse nei gesuiti. In quel periodo - secondo l'uso delle famiglie aristocratiche - faceva il "paggio" presso l'Imperatore e l'attendente dell'erede al trono di Spagna. L'Imperatore sperava che il suo esempio e le sue virtù aiutassero il figlio a diventare un buon re per l'Impero Spagnolo. Invece il principe si ammalò improvvisamente e morì tragicamente, così Luigi abbandonò il suo servizio e ritornò a casa. Questo congedo però gli consentì di perseguire il suo desiderio di entrare nella vita religiosa.

Il permesso negato

All'epoca, specialmente nell'alta aristocrazia, di solito il primo figlio ereditava il titolo e la fortuna della famiglia, mentre il secondo poteva entrare al servizio della Chiesa, magari diventando un alto prelato. Comunque in molti ordini religiosi, specialmente nei gesuiti, non era importante possedere titoli o grandi fortune per entrarvi. Si consideravano un ordine povero, i cui membri dovevano vivere di elemosina, in accordo con il voto di assoluta povertà. Luigi avrebbe voluto abdicare in favore di suo fratello Rodolfo.

Questo tipo di documento doveva essere presentato dagli avvocati all'Imperatore, il quale doveva approvarlo insieme alla Corte Imperiale. Per far ciò serviva il consenso e la firma del padre, per questo motivo Luigi dovette combattere una grande battaglia nella sua casa, per cinque anni, contro il padre che aveva sempre amato e servito fedelmente.

Fu dopo una cena che Donna Marta, la madre di Luigi, cominciò a parlare con il marchese del suo desiderio. Il colpo che subì Don Ferrante nel sentire questo lo portò ad avere un grande scatto di ira, a scagliare un pugno ed a chiedere di vedere immediatamente Luigi. Quando giunse davanti a lui, il marchese era talmente adirato da mandarlo via senza consentirgli di parlare.

Ora che era più anziano, Don Ferrante era stato colpito da gotta alle gambe, una malattia deformante che lo costrinse per settimane a stare a letto, e non potendosene occupare, contava su Luigi per la gestione degli affari e delle finanze della famiglia. Di conseguenza, sapere che il suo beneamato figlio voleva lasciarlo, fu un duro colpo per il suo cuore e, come reazione, rifiutò di firmargli il permesso per entrare nei gesuiti. Luigi d'altra parte aveva come il padre un carattere forte, e strenuamente convinto che fosse quella la volontà di Dio, rimase fermo nel suo proposito, offrendo per conseguire il suo fine ancor più preghiere, mortificazioni e penitenze.

Don Ferrante si appellò alle autorità ecclesiastiche, affinché disapprovassero, o, almeno, mettessero in discussione la sua vocazione: voleva caparbiamente rimandare il suo ingresso nella vita religiosa e si appellò a prelati, cardinali ed ai Domenicani, nel tentativo di farlo dissuadere dal suo intento.

Chiedeva ad ognuno dei religiosi di far scoprire a suo figlio di non avere una vocazione autentica, ma questi, dopo aver parlato con Luigi, rendendosi conto della sua santità, cercavano invece di convincere il padre a cambiare idea e a lasciarlo entrare tra i gesuiti. Don Ferrante arrivò a definire le azioni del Padre Provinciale dei Gesuiti come un "avvocato del diavolo", ma questi in verità aveva solo constatato la sincerità della vocazione del figlio.

A questo punto Don Ferrante cominciò ad indebolirsi e permise a Luigi di abdicare in favore del fratello Rodolfo, preparando i documenti che servivano per redigere l'atto. Rodolfo ricevette l'eredità da Luigi, anche se Luigi avrebbe potuto contare su una rendita, se ne avesse avuto bisogno, di 4000 ducati all'anno, con gli interessi di 400 ducati per dieci anni. Luigi fu felice dell'abdicazione, pensando che si avvicinasse il suo ingresso nei Gesuiti, ma, visto che apparteneva alla corte, l'ultima decisione spettava all'Imperatore.

Fece richiesta alle Corti Imperiali, chiamando in aiuto la Duchessa di Mantova, figlia di Ferdinando I e zia dell'Imperatore Rodolfo, sperando che, grazie al suo intervento, l'Imperatore concedesse più velocemente il suo consenso. Ognuno di loro, compreso l'Imperatore, riconosceva le nobili virtù di Luigi e la sua forza di carattere, e speravano che sarebbe stato una grande figura nella Corte Imperiale, avendo un ottimo ruolo, come suo padre, nel reame;: per questa ragione gli era stato affidato il compito di badare al principe.

Dopo questa richiesta, Luigi continuò ad aspettare e pregare con tanto fervore perché l'Imperatore desse il suo consenso al più presto: trascorreva molto tempo nella sua stanza, dinanzi al Crocifisso, e scriveva frequentemente al Padre superiore dei Gesuiti, implorando il suo sostegno e la sua guida. In queste lettere ripeteva quanto crescesse sempre più il suo desiderio di entrare nell'ordine e come stesse lottando duramente per riuscirvi.

Padre Aquaviva, quinto Padre Generale dei gesuiti, consigliò a Luigi di obbedire al padre come se fosse il Padre Celeste. Lo confortò dicendogli che, alla fine Dio, conoscendolo, avrebbe toccato il cuore di Don Ferrante, consentendogli di "vincere".

Intanto Don Ferrante, uomo che conosceva solo la guerra, nel suo cuore non poteva accettare che suo figlio intraprendesse una vita "oscura", avendo per lui progetti di "gloria" e di gratificazioni che pensava fossero per il suo bene, e si sforzava di trattenerlo. Luigi, in quel periodo, si stava occupando degli affari della famiglia nel palazzo del padre, ma si recava spesso in visita presso la vicina casa dei gesuiti, dove trascorreva molto tempo sentendosi, come desiderava, uno di loro. Andava spesso a seguire i loro discorsi, e quando non poteva se li faceva trascrivere interamente, trascorrendo intere notti a studiarli.

Il permesso accordato

Finalmente arrivò l'approvazione! Luigi abdicò in favore di suo fratello Rodolfo, che ereditò il marchesato. Luigi ancora una volta tentò di avvicinarsi a suo padre. Don Ferrante, però, restava irremovibile ed allora egli, disperato, pregava Nostro Signore di concedergli pazienza e perseveranza.

Luigi stava soffrendo molto ed alcuni dei servitori della famiglia, vedendolo in quelle condizioni, si appellarono al marchese affinché comprendesse lo stato d'animo di suo figlio. Allora Don Ferrante, guardando le ferite di suo figlio dal buco della serratura, provocate dalle sue pratiche di penitenza, rimase così colpito da decidere rapidamente di acconsentire ad esaudirlo, precipitandosi nella stanza e correndo ai suoi piedi, ma, ormai, gli restava poco da vivere.

In seguito, decisero di recarsi a vedere dove sarebbe stato Luigi. Il marchese aveva pensato che sarebbe vissuto con un cardinale suo parente, dunque non troppo lontano ed in modo confortevole. Ma quando Don Ferrante apprese che per diventare gesuita Luigi non poteva restare in famiglia, cominciò a pentirsi della sua decisione: voleva che suo figlio avesse un appartamento privato con dei servitori, e solo a quella condizione avrebbe dato il suo consenso, ma la regola dei gesuiti non lo consentiva e questo contribuì a ritardare l'ingresso di Luigi tra di loro.

Luigi, in disaccordo con questo suo atteggiamento, non poteva far altro che pregare. I genitori hanno il compito di consigliare i figli, ma non di ostacolarli nel seguire la propria vocazione. Anche i genitori, come i loro figli, sono soggetti al volere divino, al quale non possono contrapporsi anche se costasse molti sacrifici. Luigi stava subendo le ultime "prove" della sua vocazione e, dopo altri cinque anni di preghiere e di suppliche, all'età di venti anni pensò che fosse giunto il tempo di prendere una posizione più "ferma".

Amando e rispettando suo padre, temeva di causargli un danno andando via. Dopo aver trascorso tutto il giorno in preghiera, decise di chiedergli un'ultima volta il suo consenso. In questo momento di grazia, entrando nella stanza del marchese, gli disse con dolcezza, rispetto e fermezza: "Io sono in vostro potere, padre, e voi potete fare di me ciò che volete. Ma dovete sapere che il Signore mi chiama ad entrare nella Compagnia di Gesù, e voi state disobbedendo a Lui, opponendovi alla mia vocazione."

Dopo un breve momento di silenzio, Luigi lo salutò con lo stesso rispetto con il quale era entrato nella stanza, lasciandolo preso dai propri pensieri. Questo atteggiamento colpì molto Don Ferrante, che non voleva opporsi alla volontà divina, ma pensava di agire per il bene di suo figlio, spinto da buone intenzioni. La sua unica reazione fu colpire il muro e scoppiare in lacrime.

Qualche giorno dopo convocò suo figlio, e profferì queste parole: "Figlio mio, quale crudele ferita hai inflitto al mio cuore! Ti ho sempre amato e continuo ad amarti, perché tu meriti il mio amore ed avevo delle speranze su di te. Ed ora tu mi dici che Dio ti ha chiamato altrove, allora io non ti tratterrò oltre, e che Dio ti conceda la felicità!"

Il marchese aveva il viso pieno di lacrime, ma erano lacrime liberatorie. Luigi, piangendo di gioia, lo salutò con affetto e lasciò la stanza: finalmente aveva vinto! Ora era ansioso di cominciare il suo viaggio finale e, dopo un semplice banchetto in suo onore, lasciò la città di Castiglione con una carrozza. La gente della città accorse per salutare il proprio principe per l'ultima volta, scoppiando in lacrime. Luigi non poteva essere più felice, e l'ultima immagine che videro le persone fu il suo sorriso solare.

Il sospirato ingresso nei Gesuiti

Durante il viaggio per Roma, Luigi si fermò a Milano ed a Loreto, dove rimase pieno di gioia. Fu ospitato dai gesuiti nella Santa Casa, dove Gesù aveva trascorso la sua infanzia. Passò alcuni giorni meditando sulla Beata Vergine Maria e sull'infanzia di Gesù. In quel santo luogo potè adempiere alla promessa che aveva fatto sua madre nel tragico momento della sua nascita. Quando partì da Loreto si sentì maggiormente pieno di entusiasmo per la sua vocazione.

Appena arrivò nel noviziato dei Gesuiti, salutò velocemente coloro che l'avevano accompagnato durante il viaggio, dando solo qualche breve messaggio per la sua famiglia, varcando la soglia senza girarsi indietro. Non appena entrato, il responsabile del noviziato lo accompagnò dove sarebbe rimasto come postulante per cinque o sei mesi. Quando rimase da solo si inginocchiò e ringraziò il Signore, offrendoGli, in sacrificio tutto se stesso e promettendoGli di servire Lui e Sua Madre per tutta la sua vita, morendo al Suo servizio.

Per diventare un gesuita si devono attraversare tre tappe: la prima consiste nell'essere guidati verso la ricerca della vita interiore e si viene istruiti in varie branche della conoscenza spirituale, mentre si collabora anche attivamente al lavoro apostolico. Luigi, come sappiamo, era stato preparato dalla nascita alla vita di corte, ma durante il periodo trascorso come postulante doveva imparare le regole di vita dei gesuiti. Dopo sei mesi si poteva decidere se continuare a restare, ma per Luigi il tempo fu accorciato dato il suo vivo desiderio di diventarne un membro. Durante il noviziato si preparò ad abbracciare i voti di povertà, castità ed obbedienza.

La differenza tra il periodo di postulato e quello di noviziato consiste nel fatto che, nel primo, il giovane è spinto a conoscere e sviluppare le virtù che si accompagnano ai voti, con la consapevolezza che non servono solo per la propria "santificazione", ma anche per diventare missionario nel mondo, distaccandosi dalle "cose", avendo fede in Dio, essendo umile, e zelante per convertire le anime.

Come gli altri novizi, Luigi fu mandato ad occuparsi dei pazienti in un ospedale e ad istruire e fare il catechismo ai giovani: era venuto il momento di dimostrare le sue virtù mettendole al servizio degli altri, ed ebbe l'opportunità di far comprendere quanto fosse distaccato dalle cose materiali.

Dopo i due anni di noviziato previsti, ricevette la notizia della morte del padre, ma fu confortato dal sapere che il marchese era morto in pace con la Chiesa ricevendo l'Estrema Unzione da un loro parente, Padre Francesco Gonzaga. C'era stato un grosso cambiamento nella sua vita a causa della gotta che l'aveva costretto sempre a letto fino alla sua dipartita. Comunque il Marchese aveva trascorso questo periodo pregando ed invitando la famiglia, di notte, a recitare preghiere e salmi.

Don Ferrante pregava piangendo e stringendo al petto il crocifisso d'ebano che Luigi aveva nella sua stanza. La venuta dei medici fu inutile, il Marchese morì, ma santamente. Luigi, con il permesso dei superiori, scrisse una lettera alla madre ed ai fratelli, confortandoli nel loro dolore ed assicurando che Don Ferrante, essendo morto in grazia di Dio, stava godendo della beatitudine del Paradiso.

Nel periodo del noviziato Luigi fu esaminato costantemente nella sua vocazione, ma nessun superiore la trovò "vacillante". Diede una grande prova di obbedienza, umiltà e docilità verso i suoi superiori, che erano preoccupati solo per la postura di Luigi, dato che, a causa dalla sua salute cagionevole, non era eretta. Per questo motivo, gli fecero mettere uno speciale collare correttivo, imponendogli anche di limitare la pratica delle mortificazioni fisiche.

Luigi obbedì ai suoi superiori, mortificandosi solo quanto gli era stato concesso, perchè sapeva che nella vita religiosa doveva sottostare all'autorità di Dio, che si esplicava tramite loro. Gli dissero che, anche se le mortificazioni fisiche erano utili per combattere le tentazioni sensuali e gli attaccamenti alle "cose", si doveva usare la prudenza per non eccedere nell'automortificarsi. L'eccessiva severità potrebbe causare l'indebolimento organico e, di conseguenza, il non poter servire al meglio il Signore.

Dopo pochi mesi dal suo ingresso dai gesuiti, Luigi andò, insieme ad altri novizi, alla chiesa romana del Gesù, dove poté profittare dell'esempio degli altri membri più anziani. Lì trascorreva le mattine servendo sei o sette Messe, aiutava nel preparare e servire il pranzo, e si occupava di curare i pazienti dell'ospedale.

Dopo due anni di "prova", Luigi era pronto per pronunziare i suoi primi voti, con i quali, con grande serietà, ci si prepara al sacerdozio studiando filosofia e teologia, e rafforzando le proprie virtù. Dopo qualche tempo gli fu permesso di pronunciare gli "ordini minori", e continuò i suoi studi, pur occupandosi sempre del ministero affidatogli con i pazienti dell'ospedale.

Gli furono affidati i casi più disperati ed egli non se ne lamentò mai, superando anche il ribrezzo fisico che gli suscitava qualcuno di loro. Li accudiva con tanta gioia ed amore da non far neanche sospettar loro l' istinto di repulsione che provava nel toccarli. Li lavava, li vestiva e li metteva a letto con grande cura e meticolosità. Nonostante i suoi studi lo impegnassero molto, non disdegnava di fare i lavori più umili in casa, con grande modestia.

Tanti altri segni di santità lo facevano sembrare pronto per il Paradiso. Un giorno, mentre pregava, il Signore gli rivelò che la sua morte era vicina, e avendolo saputo, Luigi desiderò con tutto il cuore di morire a Roma come segno del suo amore per la Chiesa. Appreso il suo desiderio, immediatamente uno dei gesuiti, Padre Medici, reputò opportuno accontentarlo, perchè sarebbe stato da esempio per gli altri giovani religiosi a Roma.

Dopo aver ottenuto il permesso, Luigi tornò da Milano, dove era stato ricoverato a causa della sua salute, e si trasferì nel Collegio Romano. Durante il tragitto egli si fermò molte volte per dare spiegazioni sulle Sacre Scritture e istruire giovani gesuiti. Finalmente, arrivò a Roma il 14 Maggio del 1590, felicissimo di sapere che quella sarebbe stata l'ultima sua "tappa terrena". Gli fu imposto di riposare in una stanza dove poteva continuare i suoi studi e vivere nell'amore e nella vicinanza di Dio.

Luigi trascorse molto tempo nell'assistere i giovani della Compagnia ed incoraggiarli nella ricerca della virtù, e fu una grande fonte di edificazione per tutti, sia per gli studenti che per i suoi superiori.

Le peste e la carestia

Tra il 1590 ed 1591 fame e pestilenza si diffusero in tutta l'Italia, e Roma non ne fu risparmiata. Sia Papa Sisto V che Papa Urbano VII morirono di peste, causando disperazione nella Chiesa. Il Collegio Romano fu chiamato in aiuto dei bisognosi e dei malati negli ospedali. In un primo momento non fu concesso a Luigi di dare una mano, viste le sue condizioni di salute, ma in seguito, date le sue suppliche e le vittime che mieteva la peste, gli fu concesso di aiutare i suoi compagni - sotto il comando di Padre Nicola Frabrini, rettore del Collegio Romano - all'ospedale di San Sisto.

La situazione dell'ospedale era terribile: i corpi dei defunti erano lasciati negli angoli ed i moribondi venivano lasciati morire trascinandosi nei corridoi. Luigi ed i suoi compagni portarono gli ammalati più gravi nei letti disponibili. Li lavavano, dando loro cibo e medicine, li confortavano nella loro sofferenza invitandoli alla rassegnazione, e li preparavano per la confessione. Luigi si occupò sia del fisico che delle anime dei malati con molto zelo, non curandosi di se stesso e del proprio stato precario di salute.

Il trapasso di Luigi

Chi si prende cura degli ammalati, inevitabilmente, può contagiarsi. I superiori di Luigi lo esortavano a tutelare la sua salute, ma egli voleva solo servire il Signore, senza occuparsi del resto. Quando i suoi compagni furono colpiti dalla peste, i superiori gli intimarono di non continuare nel suo apostolato, però, gli permisero di visitare un altro ospedale dove c'erano casi gravi da curare con urgenza.

Così Luigi potè ancora occuparsi dei casi più disperati e, senza alcuna esitazione, un giorno portò un uomo sulle spalle fino all'ospedale, contraendo, forse, in tal modo, la malattia. Quando scoprì di essere stato contagiato, consapevole che la sua vita terrena stava per concludersi, ma che stava per andare in Paradiso, con il cuore pieno di gioia, ringraziò il Signore. Dopo sette giorni Luigi sembrava essere in punto di morte. Ricevette la Santa Comunione e l'Estrema Unzione, circondato dai suoi compagni, facendo loro un breve discorso.

In quel discorso li esortò ad essere obbedienti come era stato lui e ricercare con fervore la "virtù". Eppure Luigi non morì in quella circostanza: Dio aveva ancora un piano per lui, che lo facesse essere una fonte di edificazione per chi gli stava intorno. Mentre si trovava tra la vita e la morte pregava costantemente e, quando restava da solo, si inginocchiava ai piedi del letto in penitenza, tornandovi nel momento in cui sentiva entrare qualcuno. Egli diede per questo un grande esempio di virtù e costituì una forte positiva ispirazione per tutti quelli che gli erano stati accanto nei suoi ultimi giorni.

La sua salute continuava a peggiorare, e quando i suoi compagni seppero che non aveva più di una settimana di vita, lo pregarono di "portare" le loro richieste personali in Paradiso. Luigi trascorse i suoi ultimi giorni contemplando Dio, che stava per vedere "faccia a faccia".

Il giorno antecedente la dipartita di Luigi, il 20 Giugno 1591, l'infermiere pensava che stesse meglio, ma egli continuava ad affermare che quello era l'ultimo giorno che avrebbe trascorso sulla terra, ripetendolo anche al sacerdote che era andato a trovarlo. Trascorse la giornata in grande tranquillità, e chiese di ricevere la Santa Comunione. L'infermiere non comprese l'urgenza del caso, rimandando alla sera. Quando Padre Lambertini lo andò a visitare, mentre Luigi lo implorava di ricevere l'Estrema Unzione , gli promise di accontentarlo, oltre a recitare insieme a lui le Litanie del Santissimo Sacramento.

Quella sera Luigi, circondato dai suoi compagni, ricevette il Viatico dalle mani del Padre superiore ed ebbe il tempo di ringraziarlo. Al suono serale della campana dell'Angelus, il Superiore lasciò solo due compagni accanto a Luigi, facendo andare gli altri nelle loro stanze. I sacerdoti che gli stavano vicino gli domandavano spesso se aveva bisogno di qualcosa, ma egli rispondeva sempre: "Guardatemi perchè sto morendo." Un pò dopo chiese di essere girato sul lato sinistro, anzicché sul destro.

L'infermiere, notando il pallore, le sofferenze ed il sudore freddo, pensò che Luigi stesse morendo in quel momento, e cominciarono a pregare per il trapasso. Gli fu messa una candela accesa nella mano, insieme ad un piccolo crocifisso posto sul suo petto, ed egli lo strinse forte, recitando le preghiere. Luigi, dopo aver fatto un grande respiro, pronunziò con un filo di voce, come faceva nell'infanzia, i Santi nomi di Gesù e Maria e rese l'anima a Dio. Era il 21 Giugno 1591, Ottava del Corpus Domini, ed aveva ventitrè anni.

Quando gli infermieri scoprirono il suo corpo trovarono due grandi piaghe sul lato sinistro: egli era stato in quella posizione per tanto tempo da farsi lacerare la carne, senza un lamento, e senza mostrare sconforto. Per questa ragione aveva chiesto di essere girato sul lato sinistro, volendo continuare a soffrire senza parlare e morire come Nostro Signore sulla croce.

Come visse santamente, così, morì. La devozione al Santissimo Sacramento ed alla Passione di Nostro Signore lo sostenne negli ultimi tempi della sua vita, che era stata piena di mortificazioni e di penitenze. Ma Luigi non stava "lasciando" le ricchezze, le stava portando con sè nell'Eternità. Vivendo un'esistenza di penitenza, non si fece corrompere dai "vizi" presenti nella Corte, restando puro ed impegnandosi a sfruttare le sue energie per "costruire" tesori spirituali, non occupandosi dei beni effimeri che creano solo piacere momentaneo.

Certo molti nobili della sua epoca pensavano che fosse stato stupido a rinunciare ai suoi beni per dedicarsi alla vita religiosa ed al servizio del prossimo. Luigi fu un giovane ricco che: "lasciò tutto per guadagnare tutto" ed i suoi tesori resteranno imperituri per l'eternità.

Nel 1776, Papa Benedetto XIII lo proclamò santo e patrono dei giovani e degli studenti. Egli fu un modello di purezza dato che si era mantenuto casto nonostante il clima che viveva a Corte, aiutato dalla grazia di Gesù e dall'intercessione di Maria.

Nonostante avesse fatto il voto di castità ad un'età così prematura, non contravvenne mai ad esso. A San Luigi va fatta una preghiera: che, in questi tempi dove prevale il materialismo e l'immoralità, interceda per noi, e seguendo il suo esempio possiamo acquistare i "veri" tesori in Cielo.
www.Chiesa-Cattolica.net
DVD e Libri Gratuiti!
FREE DVDs & VIDEOS
WATCH & DOWNLOAD ALL OUR DVDs & VIDEOS FOR FREE!